Il demone Pazuzu è risorto, dall'oscuro mondo delle antiche divinità, grazie al film L'esorcista tratto dal romanzo omonimo di William Peter Blatty. L'immagine qui sopra non rappresenta solo una ricostruzione scenografica di un antico amuleto assiro. Quest'immagine si è impressa nell'inconscio collettivo nutrendosi di emozioni e paure arcaiche. Pazuzu, in questo modo, ha acquisito un potere, se non più grande, sicuramente più diffuso e transculturale rispetto alla sua epoca originaria.
Il fine di questo post è quello di indicare una bibliografia essenziale per conoscere le antiche origini e l'evoluzione di questa Divinità nella cultura contemporanea.

Il ricco panteon politeista della cultura mesopotamica vede le divinità associate alle manifestazioni naturali (Utu con il Sole, Iskur con la tempesta, ecc). Queste erano divinità che intervenivano nella gestione della complessa macchina del cosmo e non potevano essere chiamate in causa per i mali che affliggevano i singoli.
Il male umano risulta essere il capriccio di divinità di minore importanza, i demoni. I più noti sono i sumeri Udug, Galla, Ala, Asag, e gli accadici Lamastu, Lilu e Ardat-lili, Ahhazu, Pazuzu. Liberarsi dal male risulta possibile solo allontanando il demone responsabile attraverso gli insegnamenti del dio Enki/Ea.
Questi insegnamenti comprendono i riti orali e i riti manuali. Nei riti manuali sono compresi i "sostituti", in particolare statuette, sui quali si spostava la malasorte per poi essere distrutti, insieme al male impriggionato, o allontanate.

Pazuzu, "il re dei cattivi spiriti dell'aria", personificazione del "vento violento" è riprodotto, oltre che come "sostituto" finalizzato a materializzare il demone oggetto dell'incantesimo, anche come scudo atto ad impedire ad altri demoni di nuocere, assume, quindi, anche un ruolo benefico e protettivo.
Pazuzu è raffigurato come un essere alato, provvisto per la precisione di quattro ali, con testa dai grandi occhi circolari sovrastata da corna di capra, un muso ruggente e la mascella inferiore coperta di peli estesi fino alle orecchie. Il corpo è squamoso e presenta mani di leone, arti inferiori come zampe di uccello e coda di sepente. Il fallo, in erezione, termina con una testa ofidia.
Egli è descritto come:
"Colui che rivaleggia con tutti gli altri venti,
colui che avanza tuonando,
con furia di uragano,
la cui vista è terribile,
colui che governa le legioni del mondo,
che devasta le chiare montagne".
La conoscenza della funzione degli antichi amuleti raffiguranti Pazuzu, la sua iconografia e la sua associazione al vento, sono elementi essenziali per comprendere alcuni elementi sibillini presenti nel romanzo di William Peter Blatty. Ma, in generale, l'opera di Pettinanto è fondamentale per tutti gli appassionati di religioni antiche.
L'esorcista di William Peter Blatty. Un gesuita si trova in Iraq per partecipare ad alcuni scavi archeologici. Gli scavi sono ormai terminati ed insieme ad essi anche il meticoloso inventario. E' proprio nell'ufficio del sovrintendente alle Antichità che fa la sua prima comparsa il demone Pazuzu attraverso un amuleto che attira come ipnotico magnete lo sguardo del gesuita:
"Era una pietra verde, la testa del demone Pazuzu, simbolo del vento di sud-ovest. Suo dominio era la malattia, qualsiasi condizione patologica. La testa era forata. Il proprietario dell'amuleto lo aveva portato al collo come uno scudo protettivo. «Il male per combattere il male» alitò il sovrintendente..."
La definizione del sovrintendente racchiude la simbologia del demone. Un Giano bifronte.
Il padre resta quasi estatico a tal contemplazione e il sovrintendente, quasi presagendo ciò che avverrà, cerca di convincere il gesuita a restare in Iraq, ma inutilmente. E' come se l'atavico legame con la Mesopotamia e le sue deità lo avesse fatto vaticinare sull'inscindibile destino che cinge il prete e il demone.
Ma l'embrionale presentimento che vive nel padre cresce e si nutre come una neoplasia occulta. Come medium guidato da tale forza il padre si reca alle rovine del tempio di Nabu/Ishstar. Rabdomante del suo destino raggiunge il palazzo di Assur-bani-pal dove:
"si fermò e guardò in tralice una statua di pietra calcarea che si ergeva sgraziata: ali frastagliate; piedi artigliati; pene a bulbo, massiccio, eretto, e la bocca stirata in un perenne ghigno ferino. Il demone Pazuzu."
La sua visione è come un'illuminazione. L'acquisizione del sapere, il fiorire del presagio.

Spesso si formano quadretti comici, grazie soprattutto al regista Dennis. Ma nonostante ciò si avverte un sottofondo di disagio, di insicurezza.
Una sottile vibrazione che persiste fino ad aumentare d'intensità.
La maestria di Blatty si manifesta durante il party, come un prestiggiatore distrae il lettore travolgendolo con un piccolo cameo. Il regista Dennis, la veggente Mary Jo e gli stessi gesuiti invitati al party, aprono un sipario su di una piccola commedie di Broadway con la loro ironia, le battute sagaci e la cinicità alla Wilde. Il lettore, rilassato e sorridente, è quasi tentato di allungar la mano per brindar anch'egli con i commensali di Chris. Fino a quando l'orrore si manifesta e come una goccia di nero di seppia sfuma tutto cio che si è appena letto e vissuto. Vi è solo lei. Lì. In piedi:
"Chris si voltò. E boccheggiò, al vedere Regan, in camicia da notte, urinare a fiotti sul tappeto. Fissando senza batter ciglio l'astronauta, la bambina cantilenò con voce incolore: «Tu morirai, lassù in alto»."
La maestria di Blatty si manifesta durante il party, come un prestiggiatore distrae il lettore travolgendolo con un piccolo cameo. Il regista Dennis, la veggente Mary Jo e gli stessi gesuiti invitati al party, aprono un sipario su di una piccola commedie di Broadway con la loro ironia, le battute sagaci e la cinicità alla Wilde. Il lettore, rilassato e sorridente, è quasi tentato di allungar la mano per brindar anch'egli con i commensali di Chris. Fino a quando l'orrore si manifesta e come una goccia di nero di seppia sfuma tutto cio che si è appena letto e vissuto. Vi è solo lei. Lì. In piedi:
"Chris si voltò. E boccheggiò, al vedere Regan, in camicia da notte, urinare a fiotti sul tappeto. Fissando senza batter ciglio l'astronauta, la bambina cantilenò con voce incolore: «Tu morirai, lassù in alto»."
Da qui in poi l'incubo sarà irreversibile.
Il demone Pazuzu ritorna spesso nel romanzo, a volte nominato apertamente altre volte con simboli che non possono dirsi casuali. Il continuo riferimento ai rapaci e l'improvvisa apparizione di un vento violento e inquietante, sembrano il mantra di quella terribile divinità.
Il demone Pazuzu ritorna spesso nel romanzo, a volte nominato apertamente altre volte con simboli che non possono dirsi casuali. Il continuo riferimento ai rapaci e l'improvvisa apparizione di un vento violento e inquietante, sembrano il mantra di quella terribile divinità.
La creazione di una statuetta d'argilla rappresentante un uccello richiama alla mente il demone alato e non è un elemento da sottovalutare visto che nello stesso dialogo spunta una tavola Ouija:
"«Oh, che meraviglia!» esclamò Chris, quando sua figlia le porse la statuetta. L'argilla non era ancora del tutto secca, l'uccello aveva qualcosa del rapace, dipinto di arancione, salvo il becco, striato lateralmente di bianco e di verde. Aveva un ciuffo di piume incollato sulla testa."
Quando il detective Kinderman, responsabile delle indagini per la morte di Dennings, esce da casa MacNeil viene assalito da un vento violento:
Quando il detective Kinderman, responsabile delle indagini per la morte di Dennings, esce da casa MacNeil viene assalito da un vento violento:
"Con un gesto veloce, alzò una mano per non farsi portar via il cappello da un'improvvisa folata di vento del sud, gelida e tagliente. Le falde del suo cappotto sventolarono... si girò per dare un'occhiata alla casa. Gli sembrò di vedere un movimento, dietro i vetri della finestra di Regan: una veloce, agile figuretta che schizzava di lato, fuori dalla sua visuale."
Quando nella mente di Chris i vari pezzi sparsi del dramma cominciano a collegarsi compongono, oltre ad
un inquietante sospetto, anche una sensazione particolare, affine alla figura di Pazuzu:
"Chris non si mosse, non batté ciglio, mentre il ricordo della finestra spalancata nella camera di Regan, la notte della morte di Dennings, le precipitava addosso artigli pronti a ghermire, come un uccello rapace che avesse scelto in lei la sua preda..."
Dopo aver visitato Regan, padre Karras cerca di confrontare i fenomeni osservati e quelli che la chiesa indica come essenziali per la definizione di ossessione. Mentre la stanchessa ha il sopravvento:"Karras era sfinito. Aspirò profondamente. Espirò. Lasciò cadere la testa sul petto. Niente da fare. Non risolve. Guardò l'illustrazione della pagina che aveva sotto gli occhi. Un demone. Distrattamente spostò lo sguardo sulla didascalia a piè di pagina: "Pazuzu"."
Nel secondo incontro tra padre Karras e Regan:
"«Come è gradevole fare due chiacchiere con te, Karras» disse il demone, ghignando. «Mi sento libero. Come il vento. Spiego le mie grandi ali e folleggio. Nota che col dirti queste cose non faccio altro che dare incremento alla tua dannazione, mio caro dottore, mio caro e inglorioso dottore!»".
L'ingresso di padre Merrin nella casa di Regan visto con gli occhi di sua madre:
"Socchiuse appena la porta, sbirciò nel buio della notte, battendo le palpebre perché il vento le gettava in faccia folate di pioggerella minuta. Il volto del vecchio era in ombra, sotto la falda del cappello."
L'ombra del dio alato di Danilo Arona.
"«...Quando cominciai ad accumulare elementi per il romanzo, scoprii la foto di una statuetta di Pazuzu in un libro di saggi sul demonio intitolato Satana e scritto dall’ordine cattolico dei Padri del Deserto. Pensai allora di usarlo, esclusivamente nella mia mente s’intende, come il demonio che fronteggia Merrin in un precedente esorcismo in Africa e che ritorna a combatterlo di nuovo ne L’esorcista»."
William Peter Blatty
Arona, in quest'opera voluminosa, analizza il demone Pazuzu nelle sue mille sfaccettature. Ma il libro, in realtà, abbraccia non solo l'origine e la diffusione pop del demone Pazuzu ma anche i più grandi misteri che hanno sconvolto l'essere umano.
Attraverso le dichiarazione di William Peter Blatty viene mostrata la nascita casuale dell'idea che portò alla stesura de L'Esorcista (1970) e, conttemporaneamente, viene confutata l'idea in base alla quale il demone Pazuzu fosse solo un espediente letterario, e poi cinematografico, per introdurre la lotta tra bene e male presente nell'opera, e non il diretto antagonista infernale di padre Merrin e padre Karras.
Dopo solo tre anni dalla pubblicazione del romanzo esce nelle sale americane il film diretto da William Friedkin. L'opera risulta al nono posto nella classifica dei film che hanno incassato di più nella storia. La sua diffusione rappresenta un caso di interesse sociologico e psichiatrico. Le proiezioni sono accompagnata da episodi di attacchi di panico, svenimenti e convulsioni ma, a lungo termine, ci saranno anche episondi di "possessione". Uno di questi viene descritto in tutto il suo iter di "esorcismo" ed il suo legame con il film del 1973. Pazuzu, attraverso quell'opera cinematografica, si è insinuato nel nostro incoscio divenendo, ancor più del male raffigurato nell'iconografia cristiana, simbolo delle forze incontrollabili ed infernali. Questa nuova versione di Pazuzu, influenzata dalla visione cristiana del demone, perde la sua caratteristica di dualità. "Il male per scacciare il male" ora non ha più senso, anzi... In un cristianesimo rivisitato in cui le "stranezze" vengono celate dalla stessa chiesa per paura di esser screditata e perdere decenni di purificazione da elementi "medioevali", Pazuzu rappresenta quel Male, con la m maiuscola, di cui siamo stati privati con la censura effettuata ai danni di Satana, Lucifero e compagnia bella. I cristiani hanno bisogno di un Dio misericordioso e compassionevole, ma una dose di timore e paura è alla base stessa della fede.
Ma il Pazuzu vero, quello dei deserti dell'Iraq, vive ancora negli incubi delle popolazioni del Medio Oriente?

"Alcuni operai, assunti da Woolley nella zona, si stavano dimostrando particolarmente agitati per la scoperta di un oggetto che pareva essere l’impugnatura di bronzo di una spada sulla cui estremità appariva, finemente scolpita, una testa demoniaca... uscirono tutti quanti dalle loro tende, urlando di paura e sostenendo di udire in direzione sud-ovest l’immane abbaiare di un cane enorme, che si confondeva con l’ululare ventoso di una tempesta di sabbia in arrivo, fenomeno non infrequente in quelle zone. Non fu del tutto chiaro cosa accadde in seguito, ma da lì a pochi secondi avvenne una furiosa e sanguinaria zuffa tra gli iracheni che lasciò due cadaveri sul terreno, trapassati all’arma bianca."
Non tutti in Medio Oriente guardano a Pazuzu come al male...
Ma forse, per comprendere realmente Pazuzu, è necessario andare un po' più indietro nel tempo, un tempo in cui l'uomo non era ancora Sapiens...
In un lavoro di indagine scientifica Arona evidenzia quegli elementi che hanno reso la civiltà Sumerica la "prima civiltà". Le conoscenze astronomiche, ad esempio, hanno anticipato di millenni le scoperte rese possibili solo negli ultimi tre secoli. I Sumeri conoscevano già l'esistenza di Urano, osservato per la prima volta dagli scienziati nel 1781, Nettuno ,1846, e Plutone, 1930. I Sumeri conoscevano anche il pianeta Nibiru.
Partendo proprio da queste costatazioni scientifiche, l'autore si sofferma sulle teorie esobiologiche di Sitchin e di George Smith, entrambe basate sull'interpretazione di alcune tavole cuneiformi.
Secondo Sitchin sarebbero stati proprio gli Anunnaki provenienti da Nibiru a creare l'homo sapiens mediante tecniche di ingegneria genetica, attraverso un percorso fatto di prove ed esperimenti da cui deriverebbero i semidei a cui apparterrebbe Pazuzu. Anunnaki che sarebbero poi ritornati sulla Terra per istruire i Sumeri, permettento quel salto culturale che ancora rappresenta un mistero.
Ma ciò che io ho descritto è solo un abbozzo. Quello di Arona è un viaggio infinito in cui storia, mitologia (non solo mesopotamica), fisica, clipeologia, esobiologia, criptozoologia, iperspazio, eggregore, ecc, si fondono permettendo ad un Dio alato di librarsi in volo non solo nei cieli del mondo ma anche nell'oscurità illimitata dello spazio e dell'inconscio.
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