Inghilterra, anni '20. Una violenta pioggia accompagna l'entrata di Barret nel casinò. Ha un appuntamento con il contabile Ben Taylor. I due devono infatti recarsi a Brighton per consegnare al giudice alcuni documenti inerenti i beni di un'eredità.
Quel viaggio interessa altre persone. A Brighton si recheranno anche Vivian, moglie di Taylor, Margareth, amica speciale di Barret, e Alfred, amante di Margareth.
Proprio Alfred ci trasmette una certa tensione. Un fremito mantenuto rigido. Celato. Vi sono dei conflitti, sia interiori sia interpersonali. Vengono solo accennati. Visti di sfuggita. Quasi riflessi. Soprattutto una certa gelosia causata dalle attenzioni che Vivian rivolge a Margareth.
Proprio quegli sguardi saranno rifratti dall'abitacolo dell'automobile, come se fosse un prisma cavo. Sguardi a cui assisteranno tutti gli altri membri di questa pittoresca gita, originando quindi una rifrazione ancora più intenza. Quasi soffocante nella sua sensualità incontrollabile compressa da una pioggia incessante, resa aliena, minacciosa, soprannaturale. Un'escrezione biliosa che si apre come una voragine. Una voragine che diviene la mano del fato bloccandoli in una zona disabitata dove unico rifugio è uno chalet.
Il vetusto edificio si apre innanzi a loro, mostrando mura rilevate dai frutti di un tassidermista. Al centro di questo palcoscenico di occhi vitrei, si innalzano due strani personaggi. Un uomo e un'anziana. Figlio e madre. Utriah ed Herta. La donna seduta. Le mani posate su di un tavolo. Lo sguardo fisso su di loro. In trance. Il trance di una medium.


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