Karl Grogaver è all'interno della macchina del tempo. Una sfera piena di fluido lattigginoso. Ma Karl, più che fluttuare su tale liquido, risulta immerso e sommerso dalla sua ansia che lo divora come il più potente degli acidi. Il suo dubbio riguardo all'utilizzo di quella macchina risuona come un mantra. Un mantra capace quasi di far esplodere tale sfera e, contemporaneamente, di far implodere la sua mente nell'infinito universo della follia
Il viaggio raggiunge la meta. La Palestina del 29 d.C. Karl con il suo scarno aramaico riesce a comunicare con alcuni pastori che lo soccorrono. La sua richiesta incessante riguarda un uomo. Un uomo il cui nome è Gesù il Nazareno. Ma quel nome, marchiato a fuoco nelle menti di tutti noi, per loro è solo aria. Anche per Giovanni Battista, richiamato dai pastori, quel nome è muto e silente. Per lui racchiude molto più interesse quell'uomo. Un uomo giunto con una biga magica apparsa col rumore di un tuono e con il lampo di un fulmine...
