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venerdì 8 maggio 2015

"Custodes Bestiae" di Lorenzo Bianchini






     In un mercato dell'antiquariato, il professor Giorgio Dal Colle osserva attentamente alcune foto in vendita. Decide quindi di acquistare l'intero blocco.
 L'uomo, che ha compreso l'origine di quelle foto, si reca nei sotterranei di un edificio, aprendo poi un varco in una diramazione bloccata. Raggiunta la fine del corridoio inizia a scattare alcune fotografie.
 Tornato a casa, si incontra con un giornalista a cui tenta di spiegare l'importanza della scoperta effettuata. L'improvviso sopraggiungere di uno sconosciuto sconvolge i piani dei due uomini. Il professore fa nascondere il giornalista a cui da il compito di custodire le foto.
 Il giornalista, sentita la messa in moto della macchina del visitatore, esce dal suo nascondiglio. Non trovando traccia di Dal colle, decide di tornare a casa.
 Il professore risulterà irreperibile sia all'università sia all'appartamento. Il giornalista deciderà di indagare sulla sua scomparsa partendo proprio da quelle fotografie.

 Il vecchio, il vetusto, sono elementi che ritornano nelle opere di  Lorenzo Bianchini. Gli edifici abbandonati, anche se affacciati su vie popolate, conservano un'aurea di mistero e pericolo. E' come se inglobassero la persona in un disorientamento labirintico, una sorta di scambio osmotico invariabile, obbligatorio, non omissibile. Con una sovraesposizione alienante.



venerdì 10 aprile 2015

"Across The River - Oltre il Guado" di Lorenzo Bianchini






   L'etologo Marco Contrada si aggira per le selvagge e isolate foreste del Friuli. Dopo aver posizionato una trappola per volpi, lo scienziato controlla i dispositivi fotografici e le tracce lasciate dalla fauna eterogenea della zona.
 Nella sua perlustrazione scopre che una volpe e stata catturata dalla trappola posta precedentemente. L'animale viene anestetizzato e monitorato mediante un collare provvisto di  localizzatore e microcamera.
 Le immagini trasmesse dalla telecamera mostrano l'esterno di un edificio. Le mura interrotte da delle grate su cui si affaccia un sotterraneo. Il portone in legno socchiuso. L'interno con gli zoccoli dei mobili che gravano come massicci di granito. 
 L'etologo si dirige verso la zona boschiva interna in cui è presente quel rudere. La pioggia comincia a velare il percorso compiuto dallo studioso.
 La natura, prima idiliaca e screziata, mostra ora un aspetto mutato. Non solo più melanconico per quel cielo uggioso. E' come se iniziasse a sussurrare con il suo flebile respiro minaccioso. Se prima era una proiezione verso il cielo, la luce, con una scenografia convessa, ora sempra comprimere verso la terra con la sua flora concava, quasi sottoposta ad una distorsione grandangolare. Il complesso di ruderi rappresenta la giusta meta di questa metamorfosi.
 La scena, in cui Contrada si ferma ad osservare gli edifici, ricorda molto quella de L'Esorcista dove padre Merrin si pone quasi a subodorare l'entità della casa.