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giovedì 16 aprile 2015

Francesco Troccoli - Ferro Sette







     Tobruk Ramareen si aggira su Harris IV, giovane pianeta che si contorce come un neonato appena sgravato. Un pianeta trasformato in una moltitudine di miniere e incastonato in un sistema dominato dalla dinastia degli Harris.
 Tobruk è un cacciatore di taglie a cui il viscido Kala, governatore del pianeta, ha assegnato una preda. Il nome di questa preda è Hobbes. Ciò che ha attivato l'interesse del governatore sono le voci riguardo alla presenza, nel sottosuolo di quel gemito neo-formato, di un laboratorio in grado di interferire con la funzione economica di Harris IV.
 Hobbes e il suo gruppo si sono lentamente liberati dal giogo di Kala Manoriel. Il legame tra quantità di ferro estratto e quantità di viveri è ormai per loro indifferente. Il gruppo riesce a vivere e prosperare riducendo sempre di più, e in maniera estrema, la quantità di beni per sopravvivere. Questa condotta sovversiva non può essere tollerata e rischia di "contaminare" le altre comunità estrattive del pianeta. Il segreto di Hobbes deve essere scoperto e distrutto ad ogni costo.
 Se Hobbes è riuscito a liberarsi dai vincoli fisiologici imposti su tutta la popolazione di Harris IV, lo stesso non può dirsi di Tobruk. Per lui Hobbes è stato come un fratello, un commilitone di cui si è sempre fidato ciecamente, ma ora è costretto a braccarlo come un cane rabbioso.
 Tobruk penetra all'interno della miniera come una lucida essenza derivante da una purificazione sistematica. Il frutto di un'evoluzione indotta in cui l'agire deriva dalla fredda liberazione di ogni traccia di umanità. Ma quella discesa non sarà un'altrui distruzione. Tobruk distruggerà le proprie certezze sprofondando in una regressione verso un retaggio dimenticato.

sabato 29 novembre 2014

Francesco Troccoli - Ipse Dixit




     Il corso di metafisica per gli aspiranti Corpi Filosofici, casta destinata a guidare la Ionnia, si avvale quest'anno di un nuovo "supporto didattico". In una sala dove la tensione risulta vibrante e tagliente, una sala in cui le membra fremono doloranti per l'attesa, appare una figura il cui volto risulta impresso nelle menti come il frutto di un imprinting ancestrale. Un volto su cui fiumi di pensieri e ragioni hann eroso la carne come scissure e solchi neurali. Un fiume di conoscenza che si materializza innanzi a loro nella figura di Aristotele.  Come ipnotizzati essi osservano l'origine da cui è scaturita la volta su cui si erge la loro cultura.