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lunedì 13 luglio 2015

La Pupa e... l'Altro: Laura Gemser in "Emanuelle e gli ultimi cannibali" di Joe D'Amato





     Emanuelle (Laura Gemser) riprende di nascosto la follia che sceneggia in un ospedale psichiatrico. Improvvisamente un'infermiera lamenta mastectomia orale abusiva, dibattendo la sua nudità insanguinata. Gli inservienti contenzionano la colpevole ancora banchettante nella tranquillità della sua stanza. L'antropofaga, che mostra violenta regressione alla fase orale, è stata trovata due giorni prima al confine con la Foresta Amazzonica.
 Emanuelle, durante la notte, si reca nella stanza della ghiottona. Trovatala ancora legata, ne approfitta per effettuare un'intervista particolare, usufruendo delle teorie del Dalrymple, ma senza ottenere alcun risultato.
 Emanuelle, una volta terminate le due settimane di falso ricovero, riferisce l'avvenimento al direttore del suo giornale, documentando tutto con le numerose foto scattate.
 Proprio grazie a una di queste foto, Emanuelle scopre un particolare tatuaggio pubico sul corpo dell'antropofaga, il simbolo dei Tupiman, una tribù che risulta ormai estinta. Emanuelle organizza una spedizione in Amazzonia finalizzata a verificare la reale estinzione della tribù di cannibali. La spedizione sarà guidata dal professor Mark Lester (Gabriele Tinti), noto antropologo.
Il Groucho bonelliano diceva: <<Fai testamento, perché partire è anche un po' morire>>. Ognuno, prima di un viaggio, effettua dei riti scaramantici. Quale rito può esser compiuto da Emanuelle? Un bel accoppiamento con sfondo il ponte di Brooklyn.



 Ma perché limitarsi a Vladimata proletaria se si può usufruire di raffinata turcata imperiale?



 Giunti in Amazzonia, i due vengono ospitati da Wilkes, amico di Lester. Isabelle (Monica Zanchi), la figlia di Wilkes, ha un debole per il professore e si intrattiene a spiare i suoi accoppiamenti mentre è intenta a stimolare i suoi livelli di prolattina.
 Il giorno dopo, Emanuelle e Mark partono per la missione di padre Morales, colui che ha soccorso la ragazza azzannatrice. A loro si uniscono Isabelle, Suor Angela (Annamaria Clementi) e due portantini. Scopriremo ben presto che Isabelle non pone limiti alla sua stimolazione endocrina, inducendo, oltre che a noi, anche nervosismo animale.






venerdì 3 luglio 2015

La Pupa e... l'Altro: Monica Zanchi in "Suor Emanuelle" di Joseph Warren (Giuseppe Vari)





        Suor Emanuelle (Laura Gemser), insieme a una monaca anziana, si reca dal ricco commendator Cazzabriga, attraverso la spumosita dei canali veneziani. Egli intende affidar la figlia lasciva, Monica (Monica Zanchi), alle sapienti e pure mani conventuali. Le caritatevoli cure delle monache risultano necessarie dopo la scoperta di legame saffico tra la bimba e la matrigna Kris (Dirce Funari).
 La vista di codesta bellezza germogliante, che recide soavemente il  bozzo di candore, risveglia in Suor Emanuelle ricondi preclaustrali. Il saffico saluto ferroviario tra figlia e matrigna ci lascia un vuoto immaginativo incommensurabile.
 Coloro che condividono una passione, un gioco, una perversione, si riconoscono all'istante. I feromoni ronzano come tafani, richiamando attenzione ormonale che induce attivazione da inconscio a conscio. Ritiratesi in cabina, la vecchia ne occupa una accanto al gabinetto al fine di oltraggiare la legge di Coulomb, la gemente fanciulla chiede chi per prima debba mostrar le sue intimità. Suor Emanuelle fa clitoride di mercante e si rifugia su lettiga elevata.
 La notte è lunga e tempestosa, l'innocente Monica trema come foglia innanzi a lampi e tuoni. La paurosità la porta a salir scaletta e rintanarsi anch'ella su soppalco monastico, ove confessa un'antico trauma piovasco... Dopo esserci ripresi dall'elevatorio evento, attendiamo, amanti omerici, che il cavallo di Troia manifesti la sua forza. Il fine era infatti proprio quello di distrar la monaca e provar finalmente ad assediar quel corpo vibrante.



 Ma la suora resiste con la sua volonta ferrea. Monica di certo non si perde d'animo e se l'assedio a Troia risulta difficile si può sempre provare ad assediar Sparta, sotto nascosto sguardo della suora...



 Dopo una notte così movimentata, carnalmente per Monica e spiritualmente per Suor Emanuelle, raggiungono finalmente il monastero. Neanche l'inferno potrebbe scolpire una tale maschera di angoscia sul viso di Monica. Quell'anfiteatro, su cui sono esposte monache e studentesse frigide, equivale alla morte di qualsiasi libido. Libido che si risveglia in noi con il suo goffo tentativo di fuga.
 Ben presto Monica diventerà il diavolo del convento grazie alla sua opera di tentazione. Il temporale sarà un'attrattiva per le donne di quel convento...
 Ma non di solo femmineo può viver una gaudente come Monica. Durante una scampagnata incontra in un rudere un masculo focoso, il bandito Renè (Gabriele Tinti).  Egli è ricercato da tutte le polizie d'Europa per violenza carnale, rapina, droga, ecc. I due capiscono di essere anime simbiotiche, inizieranno quindi un rapporto segreto ed estremo all'interno del monastero stesso.
 In un'opera intellettuale come "Suor Emanuelle" non possono mancare due elementi fondamentali. Il primo è il citazionismo doc, ben rappresentato dallo spogliarello di Monica innanzi ad un ululante Renè.