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lunedì 21 marzo 2016

It's Alive! (Baby Killer) 1974







     Los Angeles. Le contrazioni svegliano Lenore (Sharon Farrell) nel cuore della notte. Dopo aver scaricato Chris, il primogenito di undici anni, a casa di un amico di famiglia, Lenore e il marito Frank (John Ryan) si recano finalmente in ospedale.
 Frank sprizza felicità da ogni poro, contemplando i neonati nelle loro culle. Scherza anche con l'infermiera, riguardo a un'ipotetica parentela per le sue origini scozzesi. L'ingresso nell'anti-sala parto mutano quelle sensazioni. Lenore riferisce infatti dolori anomali: "è differente da Chris, questa volta".
 Lenore aveva sin dall'inizio la sensazione che quella gravidanza stesse evolvendo in maniera diversa rispetto a quella precedente. Sensazioni che le difficoltà della fase espulsiva incentivano, ma che vengono giustificate dal medico come conseguenza dell'elevato peso del nascituro e per la sua "testa enorme".
 Frank è tornato a rilassarsi, grazie agli altri padri presenti in sala d'attesa ma soprattutto grazie alla visione di quei pargoletti che dormono nelle loro culle. Improvvisamente una scena sconvolge la sua pace interiore. Il corpo di un sanitario giace a terra nel corridoio, dopo che è stato quasi escreto dalla sala parto.
   Le riprese dal basso e le carrellate, che riprendono frontalmente la corsa del padre verso la sala parto, incentivano lo stato di agitazione e di inconsapevolezza. La lunghezza focale aumenta la distorsione che introflette la struttura su Frank, come se egli stesso fosse in un canale del parto, per riemergere verso la verità traumatica e abbandonare la pace delle illusioni.
   Proprio nella sala parto l'incubo prende forma, mostrando un tappeto di corpi dalle carni squarciate, mentre Lenore è ancora stesa sul letto di parto, dibattendosi come in una crisi epilettica, a causa della contenzione, mentre chiede dove sia il suo bambino.



 Il dramma vissuto dai genitori, convinti che il loro bambino sia stato rapito o ucciso, viene sostituito da una consapevolezza ancora più inquietante: <<il vostro bambino è fin troppo vivo.>> Contemporaneamente, la polizia circonda l'edificio e il reparto.
 I medici cercano di identificare la possibile fonte di alterazione del feto, dovranno comunque scontrarsi con l'ostilità di Frank, che non ritiene il figlio un "animale" a cui dare la caccia. Il suo orgoglio dovrà fare i conti con la diffusione, nel corso della stessa mattinata, della notizia dove la sua famiglia verrà indicata come quella responsabile del parto mostruoso.




martedì 15 marzo 2016

La Pupa e... l'Altro: Tre storie exploitation per Mister No!



http://www.thefigurecollector.com/originalartwork-misterno.htm
thefigurecollector.com



 Mister No compare in tutti i miei blog. Su Kentucky Mon Amour con le sue storie western, mentre su Marchette Alcoliche sia con le sue perle alcoliche, ossia aforismi alcolici, sia con le sue nuvolette inebrianti, storie in cui viene indicata espressamente la marca di un alcolico. In questo blog lo abbiamo incontrato nel post "Mister No, Dylan Dog, Dampyr e i Mengele loro beatilotofagi mengele loro", dedicato allo scontro tra i tre eroi bonelliani e tre medici nazisti. Oggi vediamo Mister No ospite della rubrica "La Pupa e... l'Altro", luogo dedicato alle recensioni erotomane e paroliberiste di film exploitation, gialli-erotici, horror-erotici o semplicemente sozzi.
 Assisteremo a tre storie del nostro pilota preferito, un western in cui i bandidos non sfigurerebbero in uno spaghetti western particolarmente estremo, un poliziottesco caraibico e un Woman In Prison tropical. Buona lettura!



martedì 8 marzo 2016

Editoriale Cosmo: Marc Malès "Il Predicatore"






Editoriale Cosmo: Marc Malès "Il Predicatore" (link Amazon)
 Le ferie. Un periodo per prendersi una pausa, magari dedicandosi a un hobby. Un po' di pesca o di caccia. Ritrovare dei parenti che abitano lontano. Per l'ispettore Barret le sue ferie saranno molto diverse da quelle dei suoi colleghi. Lui ha intenzione di incontrare sì qualcuno che non vede da molto tempo, ma non un parente o un amico. Lui ha intenzione di incontrare un uomo che ha sbattuto in carcere, per cercare di chiarire dei punti ancora oscuri. Un uomo ormai libero e ormai cambiato. Un uomo che è riuscito a riemergere dall'inferno. Da quello stesso inferno che sta consumando Barret dai giorni delle indagine sulla Packard Gang.




 Inferno in cui Barret tenterà di trascinare nuovamente Frank Foster, nonostante tutti i suoi sforzi per dimenticare gli errori e le sofferenze elargite come un missionario folle. Barret assumerà le fattezze di quel diavolo di cui Frank tanto ha letto nella sua ormai inseparabile bibbia. Un diavolo che ben rappresenta l'ostacolo posto alla sua redenzione. Una prova alla quale resistere, fingendo di essere un moderno Giobbe. Un Giobbe tentato da uno strano inviato del Signore.




martedì 1 marzo 2016

Germano Hell Greco "Starlite" (Le storie di Perfection Vol. 2)





Il romanzo che stiamo per recensire fa parte di una serie, "Le Storie di Perfection", ma può anche essere letto direttamente. Se volete, prima di continuare, potete leggere la recensione di  Perfection (Le storie di Perfection Vol. 1)


      XXII secolo. Perfection, piccola cittadina di 151 anime perse nel deserto texano. Una cittadina illuminata dall'energia senza fili della Energom, il VirtualFi, e da strani esperimenti che rendono la sabbia della valle più ricca di riflessi e sfumature viventi rispetto a quella di Jornada del Muerto.
 Tra quella sabbia, viva e in evoluzione, viene spedita Avery White, agente speciale dell'Ufficio Federale del''Alleanza, non certo come manifestazione di fiducia... Avery, comunque, non viene spedita in quel vortice di polvere da sola, ma con Logan, un cyborg serie 12. Una donna come lei, che ancheggia e plasma il suo viso in un irresistibile vortice sensuale, può essere accompagnata solo da un uomo di plastica e cavi.
 Il fine, della trasferta di questa strana coppia, è quello di indagare sulla possibile presenza di criminali legati al mercato genetico illegale. Il sogno di una possibile cura dell'Agave, agente patogeno responsabile della sterilità e della morte delle femmine della specie umana, viene soppresso dal governo dell'Alleanza.
 Questa causa di sterilità, ha indotto la diffusione di modelli robotici facenti funzioni femminee. Se l'Agave priva l'uomo della donna, l'Alleanza priva l'uomo dei suoi giocattoli robotici. Essi, infatti, saranno progressivamente ritirati per essere sostituiti da Lei, modello replicante autocosciente di classe A.
 L'agente speciale White scoprirà a sue spese quanto può essere pericoloso inserirsi in un meccanismo complesso e folle...




lunedì 22 febbraio 2016

"Nazisti... io la odio questa gente!": Lavie Tidhar - Wolf






    Londra, novembre 1939. Nonostante tutto, Wolf deve sopportare la vista di quella donna, seduta lì innanzi a lui. Quella donna ebrea, con il suo aspetto da ebrea e il suo potere da ebrea. Quelle banconote sono come una spirale che rapisce il suo sguardo e la sua mente.
 Così come Wolf ha bisogno di quei soldi, anche Isabella Rubistein ha bisogno di Wolf. Ha bisogno della sua storia come ha bisogno di un investigatore privato.
 Isabella è fuggita dalla Germania prima della Caduta. Prima che i comunisti prendessero il potere e cacciassero i nazionalsocialisti. Lei e il padre sono riusciti a raggiungere Londra, ma Judith, la sorella più piccola, ancora non vi è giunta. Isabella ha bisogno di Wolf perché quelle persone, incaricate di far fuggire la sorella dalla Germania, sono i suoi vecchi camerati.
 Wolf osserva Londra, la città che lo ha adottato dal '34, con gli occhi dell'ipocondriaco, dominato dall'odio verso quei luridi parassiti che cercano di spillargli il denaro. Di usarlo. Lui è rimasto integro. Fedele all'idea primigenia della superiorità morale e spirituale degli ariani. Fedele alla Sua Battaglia. Non come Rudolf Hess, che a Londra ha prostituito la sua ideologia, così come la Grande Germania si è prostituita al comunismo. Così come altri si sono venduti al nemico, arricchendosi con la tratta delle ebree, trasportate clandestinamente dalla Germania all'Inghilterra. Un trasporto di carne sofferente destinata alla perversa Albione, la nuova Babilonia dove i suoi ex camerati si sono arricchiti. Tutti tranne lui, l'origine dell'Idea.

martedì 9 febbraio 2016

Editoriale Cosmo: Chuck Dixon & Jorge Zaffino "Winter World - Inferno di Ghiaccio"







 In un'America ricoperta da neve e ghiaccio, Scully si muove grazie a un cingolato, cercando villaggi dove poter barattare la sua merce. A guardargli le spalle ci pensa Rahrah, un tasso addomesticato e protettivo come un san Bernardo.
 Scully è un tipo duro ma simmetrico, necessita quindi di un altro guardaspalle. Grazie a Dio, durante un'aggressione, viene aiutato da Wynn, una ragazzina pelle e ossa che decide di unirsi a lui.
 Dopo un'apocalisse, non tutti gli incontri risultano piacevoli. Catturati da alcuni mercanti di schiavi, vengono incatenati e condotti a una fattoria, dove l'ingegno umano permette la coltivazione e l'allevamento. Un luogo di certo non più sicuro di quella giungla ghiacciata che lo circonda.




martedì 2 febbraio 2016

Marco Cardone - Italian Way of Cooking







     Nero è proprietario del ristorante "Al Gallo Nero", situato tra le Colline del Chianti. E' un bravissimo cuoco e un esperto lanciatore di affilatissimi coltelli, ma nessun lama l'è più affilata dei pensieri che sovrastano il suo capo. Il Nero, oltre a dover pagare gli alimenti ad Adele, la sua ex moglie, ha un bagaglio di creditori e tasse che lo divorano come formiche apuleiane. 
 Coltelli che volano durante scommesse, debiti taglienti e corpi mutilati. Mentre il Nero è intento a guadagnarsi la pagnotta nel suo locale, la scientifica è occupata a raccogliere i pezzi dell'ultima vittima del “killer enalotto”, così chiamato per la casualità con cui vengono scelte le vittime.Un nuovo serial killer nelle campagne toscane muove i suoi passi, ma reso ancor più inquietante dall'assenza di un movente, di un solo filo logico tra le povere vittime.
 Ciò che penetra all'interno della stanza dei suoi due figli, Mattia e Andrea, non è uno psicopatico assassino. Dentro quella stanza si insinua una strana creatura, a metà tra la scimmia e l'orso. Nero si avventa su quel mostro con la forza e la disperazione di un padre, lottando fino a squarciare quella carne immonda, salvando i suoi figli da quella bocca famelica.
 Una volta calmata la mente e il cuore, per il Nero sorge un nuovo problema. Come eliminare quell'ammasso di peli, carne e ossa? Il sottoporre tal membra criptozoologiche all'azione della fiamma e delle spezie, modificherà la vita del Nero e del suo locale. Egli diventerà un cacciatore di mostri da cremare nello suo pentolame e nella discarica esofagea della sua clientela. Un cacciatore di taglie che percuoterà le nostre membra, come quei puzzle interspecifici che compaiono improvvisamente sulle colline del Chianti.

lunedì 1 febbraio 2016

Editoriale Cosmo: Hermann "Abominevole"





 Hermann "Abominevole" (link Amazon)
 Sceneggiatura: Hermann, Christian Godard (Una storia di angeli). Disegni: Hermann.
pagine 68 (53 pagine + anteprima Fabian Grey - Five Ghosts). Pubblicato da Editoriale Cosmo nell'agosto 2015


     Quelle di Hermann sono storie capaci di abbagliarti, attraverso flash improvvisi di inaudita violenza o con deragliamenti che lasciano stuporosi, quasi decerebellati da non voltar la pagina. Lampi che abbagliano ancor più quei vicoli dell'emarginazione e della solitudine in cui si perdono, o si celano, i diversi personaggi. Castelli o palafitte costruiti da depositi immunitari.

 Il Massacro. Gli chalet sono il luogo ideale per potersi isolare dagli impegni quotidiani. Luoghi dove potersi dedicare a se stessi o alla donna amata. Purtroppo, nei luoghi isolati può verificarsi di tutto, trasformando il ritorno da sogno in un incubo...



mercoledì 27 gennaio 2016

Pasquale Ruju & Giovanni Freghieri "Hellnoir"





    Cominciare la giornata lavorativa al cimitero, significa che per l'ispettore Cassie Soul sarà una giornata di m***a. Se ci aggiungi un omicidio rituale ai danni di Blanche, una delle figlie del senatore Clark Deville, allora vuol dire che l'ispettore ci sprofonderà non troppo lentamente...




 Anche gli ispettori possono contare sull'aiuto paterno, grazie a Dio il padre di Cassie, Melvin Soul, è un detective privato. Il fatto che egli sia stato ucciso, precisamente quando lei aveva sette anni, non pone troppi problemi comunicativi. Cassie è riuscita a trovare un modo per potergli parlare




domenica 24 gennaio 2016

Editoriale Cosmo: Valérie Mangin & Thierry Dèmarez "L'ultimo Troiano"





 Troia è un pianeta del quadrante greco, la cui grandezza, dovuta al sapiente governo di Priamo, ha fatto nascere invidie tra i re achei. L'amore sbocciato tra Elena, regina degli achei e un principe troiano, Paride, ha incentivato lo scontro. La coalizione achea assedia Troia, generando un conflitto che coinvolge anche gli dei.
 I troiani sono allo stremo, ma proprio quando sono sul punto di negoziare l'evacuazione da parte dei civili, uno stano asteroide, che ricorda il simbolo degli assedianti, compare in un sistema improvvisamente libero da navi achee.



 L'acheo superstite viene condotto al cospetto di Priamo, Creusa, Enea e Laocoonte. Priamo decide di portare su Troia l'asteroide utilizzato dagli achei come offerta alla dea Minerva, con cui i nemici speravano di placare le ire della dea, causate dall'interruzione dell'assedio.
 I festeggiamenti per la vittoria narcotizzano le menti dei troiani, lasciando che l'inferno possa aprire le sue porte sul pianeta.



martedì 19 gennaio 2016

Italia Violenta: Le Brigate Rosse e le torture del professor De Tormentis, attraverso "Colpo al cuore" di Nicola Rao





     Questa immagine del generale sottocapo di Stato Maggiore Logistico James Lee Dozier, comandante della NATO nell'Europa meridionale di stanza a Verona, ha fatto il giro del mondo, ancor più di quelle del corpo di Aldo Moro in via Caetani. Rapire un generale americano equivaleva al suicidio per qualsiasi gruppo rivoluzionario, ma in realtà le Brigate Rosse erano già morte. Quel sequestro serviva più a dimostrare a se stesse di essere vive, che non ricordarlo ai nemici capitalisti e colonialisti.
 Le BR, quando rapirono Dozier il 17 dicembre 1981, erano ormai allo sfascio. A questa situazione contribuirono due fattori, ossia i pentiti e l'effetto derivante, all'interno e all'esterno dell'organizzazione terroristica, da due degli ultimi rapimenti attuati dalle BR, quello di Roberto Peci e quello di Giuseppe Taliercio.
 Giuseppe Taliercio, ingegnere e dirigente del petrolchimico Montedison di Marghera, venne sequestrato il 20 maggio 1981 per aprire una trattativa con Confindustria o con Montedison, riguardo la riassunzione dei cassintegrati del petrolchimico, e per estorcere al dirigente confidenze riguardo possibili carenze a carico del livello di sicurezza presente in fabbrica, in realtà in linea con i protocolli europei. La situazione entrò presto in stallo, soprattutto a causa della concomitanza di altri sequestri che misero in ombra quello dell'ingegnere del petrolchimico, ossia il sequestro dell'assessore campano ai Lavori pubblici Ciro Cirillo, quello dell'ingegnere dell'Alfa Romeo Renzo Sandrucci e quello di Roberto Peci. Giuseppe Taliercio venne ucciso dopo 46 giorni di prigionia, il 5 luglio 1981.
 Il risultato dell'esecuzione fu quello di isolare ancor più le BR "ortodosse" legate a Moretti, definite naziste dagli stessi operai del petrolchimico e staliniste dagli altri monconi persi per strada. Proprio l'omicidio dell'ingegnere della Montedison portò all'ultima scissione. Il gruppo veneto, "colonna Annamaria Ludmann", si divise e nacquero le Brigate Rosse - Colonna 2 agosto.


L'indignazione degli operai per il vile assassinio dell'ing. Taliercio, immortalata dal fotogiornalista Dino Fracchia.


 Era la terza scissione dopo quella del "Partito Guerriglia Metropolitana" e quella della colonna milanese "Walter Alasia", che credeva nel legame con il proletariato e il ritorno della rivoluzione nelle fabbriche. Il Partito Guerriglia nacque per volere del brigatista Giovanni Senzani, come conseguenza delle divergenze tra il gruppo storico delle BR, i cui membri erano ormai detenuti, e la leadership di Mario Moretti. Il Senzani riteneva fondamentale reclutare tra le fila delle BR il "proletariato extralegale", quindi detenuti comuni, disadattati ed emarginati, rifacendosi in parte alle teorie espresse da Marcuse in "Controrivoluzione e rivolta" (Arnoldo Mondadori Editore, 1973). Il fronte delle carceri risultava il fronte principale per il Senzani. I brigatisti detenuti riferivano una situazione tragica all'interno dei penitenziari, umiliazioni che andavano a fondersi con maltrattamenti e violenze psicologiche. Malcontento che si manifestò con le rivolte del carcere dell'Asinara, 19 agosto 1978, e del carcere di Trani, 28 dicembre 1980. Interessante la testimonianza di Curcio riguardo gli avvenimenti dell'Asinara, che è  presente nella sua autobiografia "A viso aperto" (Arnoldo Mondadori Editore, 1993).
 Dopo l'omicidio di Giuseppe Taliercio, il vicedirettore del Sisde Vincenzo Parisi, in via provvisoria alla guida del servizio segreto dal 28 maggio al 18 luglio, dette istruzione di diffondere alcuni volantini, con fantasiose sigle come Brigata Gianfranco Faina o Per il comunismo Mpro, a fine di disinformazione, per seminare dubbi circa l'utilità politica di eseguire la sentenza di morte a carico dei soggetti sequestrati. I volantini, della cosiddetta "Operazione Vola", contribuirono a diffondere quei dubbi che già fermentavano dal cruento esito del sequestro Moro, pur non riuscendo a salvare la vita a Roberto Peci. I volantini non furono mai sconfessati dal Senzani e dal suo "Fronte delle carceri". Questo elemento non fa che gettare un'altra ombra sulla figura di questo brigatista.
 Prima di passare al Peci, vorrei ricordare che nel settembre 1979 Parisi divenne proprietario di alcuni immobili in via Gradoli, proprio nei due edifici in cui Moretti usò un box auto e dove allestì la prima base delle BR capitoline. (Giuseppe De Luis "Il golpe di via Fani", 2007, Sperling e Kupfer Editori S.p.A.)
 Roberto Peci era il fratello minore del brigatista Patrizio Peci, uno dei capi della colonna torinese insieme a Rocco Micaletto. Patrizio Peci, dopo l'arresto del 19 febbraio 1980, decise di collaborare. Proprio grazie alle sue rivelazioni, i carabinieri scoprirono il principale covo genovese delle Br. La mattanza di via Fracchia 12, con i suoi quattro brigatisti e i dubbi che continuano ancora oggi, segnò, insieme alle successive rivelazioni del pentito Carlo Bozzo, la fine della colonna genovese.


I corpi dei quattro brigatisti uccisi in via Fracchia 12


 Roberto Peci venne sequestrato dal "Partito Guerriglia Metropolitana" a San Benedetto del Tronto il 10 giugno 1981, poiché ritenuto coinvolto nell'arresto del fratello. Secondo il Senzani, Roberto, spia di dalla Chiesa, aveva venduto il fratello ai carabinieri. Il sequestrato fu costretto a confessare questa ipotesi durante un processo farsa, prima di essere fucilato in un rudere nei pressi della campagna romana. L'omicidio di Roberto Peci, oltre che a rappresentare l'inizio di un clima di terrore che causerà moltissime esecuzioni all'interno delle carceri, dove il delirio brigatista sarebbe stato sublimato dalla caccia al pentito, ha anche dei risvolti particolarmente oscuri. Secondo alcuni, il Senzani avrebbe utilizzato quell'esecuzione per inviare un messaggio, a soggetti esterni o interni alle Br, attraverso la durata della prigionia, 55 giorni, e il numero di proiettili, 11, usati per uccidere Peci. Tutti corrispondenti ai numeri del caso Moro.


Un fotogramma dell'esecuzione di Roberto Peci


 Se il ritorno alle fabbriche, finalizzato a contrastare una possibile egemonia su queste da parte della "colonna Walter Alasia", aveva avuto un effetto boomerang, riacutizzando la ferita derivante dall'omicidio di Guido Rossa, forse era meglio tornare a colpire il cuore. Il cuore non dello Stato, ma il cuore della Nato. Il cuore degli Stati Uniti d'America. Il fine era anche quello di porsi come unici eredi della lotta partigiana. Terminata la liberazione dai tedeschi, ora bisognava liberare l'Italia dagli yankee. Liberare l'Italia dalla militarizzazione del territorio, soprattutto dopo l'istallazione dei missili nucleari a Comiso. Le BR dovevano essere un esempio per tutti i gruppi rivoluzionari del mondo.
 Quel pomeriggio del 17 dicembre 1981, dopo essere stato prelevato dal suo appartamento al numero civico 5 di Lungo Adige a Verona, Dozier venne condotto in un appartamento sicuro di via Pindemonte, a Padova, dove fu sottoposto a un interrogatorio mirante a scoprire la dislocazione delle testate nucleari in Italia e l'organizzazione dell'apparato di controguerriglia e di antiguerriglia atlantico. I brigatisti si trovarono difronte non una vittima spaesata, ma una macchina da guerra. Dozier rispondeva pacatamente a ogni domanda, peccato che riferisse di non essere a conoscenza di nessuno degli argomenti di interesse per i brigatisti, mentre, quando non era interrogato, il militare attuava degli esercizi isometrici, per mantenersi in forma e pronto a qualsiasi evenienza. Ai brigatisti sembrava di avere in casa il tenente colonnello William "Bill" Kilgore.
Quella situazione di stallo ebbe comunque una fine improvvisa. Alle undici di mattina del 28 gennaio, gli agenti del Nocs fecero irruzione nel covo di Padova, liberando il colonnello Dozier.



mercoledì 13 gennaio 2016

"Devil Dog: The Hound of Hell" di Curtis Harrington






     Tre distinte persone, due uomini e una donna, si recano all'allevamento Lomax per acquistare una cagna adatta alla riproduzione. L'allevatore mostra ai suoi clienti Lady, una cagna di pastore tedesco. La dolce creatura ha già avuto due cucciolate, due dei suoi figli hanno vinto il nastro blu, e risulta inoltre particolarmente affettuosa con i bambini. Nonostante il prezzo, cinquecento dollari, l'acquisto viene effettuato subito.
 Se l'atteggiamento di queste persone poteva indurre qualche sospetto, la scena successiva li dissipa mostrando immediatamente le finalità di quell'acquisto. La donna è in realtà una sacerdotessa satanista che sta officiando un rito per la fecondazione demoniaca della cagna.

 I coniugi  Barry stanno tornando a casa quando vedono sull'asfalto il cadavere del loro Skipper, il povero bigol è stato arrotato volontariamente da una misteriosa berlina nera. La piccola Bonnie è talmente sconvolta dalla tragedia che decide di annullare la sua festa di compleanno. Proprio in questa situazione di dolore si ha l'apparizione, all'esterno della casa, di un venditore ambulante di frutta e verdura. Tra pannocchie di mais e mele, spuntano anche dei cuccioli di pastore tedesco. Bonnie viene stregata immediatamente da uno di quei cuccioli e decide di adottarlo.




 Lucky, questo il nome scelto per il nuovo arrivato in casa Barry, colma subito quel vuoto lasciato dalla morte di Skipper. Non tutti coloro che ruotano intorno alla vita di quella famiglia riescono a guardare quel cucciolo in maniera spensierata. Francky, l'alano del vicino George, fugge terrorizzato innanzi a quella pallina pelosa, mentre Maria, la colf latina dei Barry, vive con sempre più disagio la presenza di quell'essere, fino a chiedere a Mike Barry di liberarsene. Il capofamiglia considera assurda quella richiesta, dettata probabilmente da una mente superstiziosa, ma a poco a poco muterà il suo atteggiamento nei confronti di quel cane. Troppi avvenimenti strani si verificheranno infatti intorno alla sua famiglia.




lunedì 11 gennaio 2016

Sergio Bonelli Editore: "Coney Island", tra hardboiled e urban fantasy.





     Coney Island, anni '20. Jack Sloane è un detective tosto. Tosto come il tirapugni usato per tenere il tempo durante le lezioni di canto che organizza per i sospetti.




 Sloane non è un vero e proprio solitario. Uscire in compagnia piace anche a lui, ma ognuno si sceglia la compagna adatta al proprio stile di vita.




 Qualcosa di bello può entrare anche nella vita di uno sbirro lavoro-casa-bar. Qualcosa di biondo e slanciato che ti invita a una serata spensierata nella gioiosa Coney Island!




lunedì 4 gennaio 2016

Alessandro Girola - Valli del terrore





 Gramo. Flavio Zenoni torna dopo otto anni alla fattoria dove è cresciuto. La Fattoria Stella è situata presso il raccordo tra l'Alta Val Seriana e la Val del Riso. Una fattoria al passo con i tempi e che gode di una splendida tranquillità. 
 Il crollo delle sue aspirazioni borghesi, aveva fatto capitolare il suo disprezzo per la vita campestre e le ostilità verso il fratello Livio. La pace della notte rurale non penetrerà facilmente in una mente ottenebrata dai debiti. Flavio ha infatti solo sei giorni per saldare il debito con una finanziaria non proprio limpida. Un ululato che squarcia il silenzio assume un potere simbolico decisamente forte...
 Certo, la sensibilità da pescecani dei suoi finanziatori può essere sottolineata da quell'ululato agghiacciante, ma a Flavio fa venir in mente ben altro. Nella sua mente, infatti, riemergono le storie sul Gramo e di come quel cagnaccio occulto sia legato alla sua stirpe. Un legame che tutti in paese vogliono celare.




lunedì 21 dicembre 2015

Lucius Etruscus - Fuoco e Fango






     Quando si è nati mattatori lo si è non solo a teatro, ma in tutti quegli spiazzi sociali messi a disposizione dalla vita. Il palcoscenico per Giona è la vita stessa, che sia scenografata da un campo di battaglia o da un postribolo sotterraneo dove si effettuano scontri tra uomini e zombie. Un postribolo il cui nome è Hexagon!
 Da questo palco tentatore, egli schiaffeggia e sollazza il pubblico, trascinandolo nell'impresa folle di combattere con  "lenti ebeti" cadaverici. Anche nella Roma papale l'occupazione è un lusso, qual miglior modo di selezionar la fiumana di aspiranti guardiani dell'area di Castel Gandolfo se non con una prova pratica? Del resto il loro compito sarà proprio quello di difender la zona dai putrefatti ambulanti che strascicano per  Roma e dintorni.
 L'esercito di morti viventi, voluto dal Papa per contrastare la resistenza della Repubblica Romana, non è stata proprio una mandria facilmente controllabile, soprattutto se anche i rivoltosi sono stati in grado di generare quest'arma fagocitaria.
 Per contrastare quest'epidemia, Giona deve infoltire quell'armata eterogenea che si porta dietro, arricchita ora non di una sola unità repubblicana, la letale Sfregiata, ma di ben due, grazie a Carlo Pisacane che ha deciso di esser lor ospite. A questi si aggiunge un erculeo monco.
 La legge delle dinamiche di gruppo risulta comunque eccentrica. Se chi va con lo zoppo impara a zoppicare, chi se la fa con il monco resta moncato... Di quale estremità può esser amputato il gruppo del Giona? Dato il periodo maschilista, a esser rapita non può che esser la Sfregiata!
 Giona non può certamente permettere un affronto del genere, non per amore verso la povera rapita, ma per non rovinare un'armata costituita da un uomo acciarino, un cosacco, un monco e una gabbia su ruote piena zeppa di zombie. Una donna col viso deturpato ci vuole!

mercoledì 16 dicembre 2015

"Nazisti... io la odio questa gente!": Quando il neurone batte, so' nazi del Girola, ovvero: Maciste thornato con SS, Sibir all'ucraina cadaverica uncinata e aquilotto amazzonico con sanguinaccio.






In questo post della serie "Nazisti... io la odio questa gente!", ho deciso di ospitare quelle opere di Alessandro Girola, in cui risultano presenti pittoreschi personaggi uncinati. Il prolifico autore ha infatti generato alcune novelette, ove il nazismo riprende quella funzionalità pulposa tanto sfruttata dagli scittori del passato, ma caduta ormai nel dimenticatoio in funzione di utilizzi spesso più ipocriti e meno creativi.
 Prima di sorseggiare queste opere, penso che sia necessario presentarvi due dei tre personaggi ospitati, ossia Sibir e Maciste. Prima di tutto però voglio precisare che le novelette di cui parleremo possono essere lette singolarmente, pur se facenti parte di un progetto più esteso.
 Sibir è un personaggio del progetto di scrittura “Due Minuti a Mezzanotte” (2MM), ove la Teleforce, un'energia misteriosa studiata da Tesla, irradia, a causa di un incidente avvenuto nel 1973 a carico delle centrali industriali Salazar, alcune centinai di persone, dotandole di poteri superumani. Tra questi vi è Sibir, protettrice del Cremlino. Per tutto il periodo natalizio sarà in offerta "Sibir - La Trilogia", qui ne parla l'autore, dove sono inclusi quattro racconti nati dallo scenario supereroistico “Due Minuti a Mezzanotte”, più una ghost track. Preciso che la novelette trattata in questo post non è compresa in questa raccolta, ma è acquistabile separatamente.
 Maciste è invece un personaggio di 2MM-Darkest, versione più cupa e perversa ideata da Germano M., scrittore, blogger e editor.  Ecco come il Girola presenta il personaggio: "Maciste è l’eroe che viaggia attraverso il tempo, ridestato da forze misteriose, oltre le porte di Morfeo, quando qualche innocente viene minacciato da preponderanti presenze maligne. Questo è ciò che gli è stato rivelato dalla Pizia di Delfi. Questo è il suo destino.  Una saga di racconti di genere sword and sandal, con puntate nella fantascienza e nel pulp. Maciste, l’eroe del peplum italiano, rivive in una serie di avventure attraverso i secoli, portando giustizia laddove il Male prevale."
 Preparate il boccale di birra perche il viaggio tra i crucchi malefici ha inizio!






    Sibir: the Zombie Cossacks. Una folla-marea invade ormai Maidan Nezalezhnosti, la piazza centrale di Kiev. La libertà dalla Russia è il desiderio che nutre il popolo, stanco ormai della claustrofobica influenza di Mosca. Libertà raggiungibile attraverso un referendum, come vorrebbe il Movimento Arancione, vicino all'Unione Europea, o attraverso la rivoluzione, come vorrebbe il Congresso dei Nazionalisti Ucraini.
 Non tutti però auspicano l'indipendenza dell'Ucraina. La Grande Madre Russia sa essere temibile, ma anche amorevole con i suoi fedeli accoliti, come sanno bene Aleksandr Lukašenko e Viktor Janukovyč. Putin non può comunque contare solo sui suoi fidi alleati. L'Ucraina, cuscinetto tra la Russia e la sempre più invadente Unione Europea, è il miglior ammortizzatore geopolitico possibile. Per difenderlo, Putin ha inviato a Kiev Sibir.
 Improvvisamente la protesta muta. Nuove forze cominciano a muoversi. A schierarsi. Uomini a cavallo, con indosso le divise delle SS, cominciano a fendere una folla terrorizzata. La loro pelle è arida, tesa su corpi scheletrici. Corpi che durante la guerra Patriottica si schierarono con Hitler.
 La ferocia dei cosacchi si fonde con la mitologia slava e fantascienza supereroistica, generando un paesaggio di crudeltà alienante che si trasforma in un'arena surreale, dove sovrumani si affrontano in un conflitto dal cui esito dipenderà la sorte di un intero continente.



by Comic Misconceptions


     Maciste contro Thor . Stalingrado (URSS), novembre 1942. Maciste si desta nuovamente in un tempo non suo. Macerie, rovine, rottami, corpi squarciati e corpi che avanzano inesorabili, nelle loro divise nere.
 Gli Oneiroi hanno risvegliato l'erculeo eroe in un inferno di morte e distruzione. In questa terra bruciata, Maciste, indossata la divisa di un  soldato sovietico ormai morto, muove i suoi passi verso l'incognita di una nuova avventura.
 Egli viene accolto da un plotone di disperati, rifugiatasi in un edificio traforato dall'attacco dei panzer tedeschi, che lo identifica come un sergente anziano. Maciste, grazie a quella voce chiaroveggente che lo assiste come una sorgente interna, riesce a far passare inosservato il suo stupore innanzi agli eventi tragici, merito anche del suo russo impeccabile. Come sempre avviene nelle sue avventure, Maciste si scopre capace di parlare la lingua tipica del luogo e del tempo in cui gli Oneiroi lo hanno condotto.
I soldati, incontrati dall'eroe, erano stati inviati, su ordine del NKVD, a contrastare il passaggio da Stalingrado della Wunderwaffe tedesca, un'arma segreta diretta verso il Volga. Un'arma maestosa, barbuta e possente. Un'arma in grado di trasformarsi in fulmine!
 Il Girola inserisce, in quella marea attrattiva che è la fusione tra nazismo, fantascienza e occultismo, una montagna di muscoli espandibile, capace di comprimere, in contrazioni miogeniche, il piombo e la folgore. Una montagna di muscoli che urla la potenza e la forza della civiltà classica, dominatrice su una mandria di selvaggi boscaioli tamponati al muschio e lichene.
 Mentre l'editoria clonante martella, come un Thor tonerante, copie infinite di anellidi e mezzi uomini, Alessandro Girola pone onore sull'ara sacra dell'italica creatività, facendo risorgere un Eroe e un Genere dimenticati. Egli trascina il lettore, facendolo navigare in uno Stige ribollente, tra saette improvvise di puro genio.






     Aquila di Sangue.  Corabao (Paraguay), 16 marzo 1970. Come ci insegna Mister NO, nei bar malfamati dei villaggi che sopravvivono accanto alla foresta amazzonica, si possono fare sempre incontri interessanti. Specialmente se si lavora come guida.
 Pellegrino, ex soldato italiano delle sabbie di El-Alamein, ha proprio il compito di scarrozzare industriali e ricchi eccentrici tra i pericoli dell'inferno verde. Quel giorno, l'ingresso del bar Tolo viene varcato da una comitiva costituita da sei personaggi particolari, il cui aroma crautale risulta ben riconoscibile. Così come risulta ben manifesto il passato nazista di Herr Loessner, il settantenne elegante a cui i cinque crucchi fanno da gorilla.
 In una storia tropical non può di certo mancare la bella, qui ottimamente rappresentata da Patricia Castillo, una nota medium di Buenos Aires. Che diavolo centra una medium?
 Semplice. L'ex lupetto del Fuhrer è alla ricerca di Morten Jarstein, un norvegese che viaggiava, nel lontano 1945, su un aereo sperimentale precipitato mentre sorvolava l'Amazzonia. Proprio grazie alla medium, Herr Loessner può sperare di recuperare il camerata scomparso.
 Secondo l'ex nazista, Pellegrino è la persona ideale per guidarli all'interno della foresta, grazie al suo passato nell'esercito del Duce e all'aderenza all'ideologia del littorio. Nulla di più sbagliato. La guida di Corabao si è liberato della divisa e di quella fiamma irrazionale, e questa sua purificazione è ben rappresentata dall'amicizia con Zezé, l'ascaro etiope con cui ha diviso il rocambolesco viaggio dal continente nero a quello verde.
 Viaggio compiuto anche da altri membri dell'Asse, individui speranzosi di fecondare quella terra vergine con il seme della follia e dell'odio. Un seme in grado di far germogliare gli incubi dell'intera specie umana.

giovedì 19 novembre 2015

Italia Violenta: Taranto e la guerra fratricida dei Modeo



Ricostruzione della strage della barberia avvenuta l'uno ottobre 1990 (Citta criminali: Taranto)


 Taranto è una città che presenta una morfologia particolare. Essa appare come un cuneo circondato su due lati dal mare, il Mar Piccolo e il Mar Grande. Il terzo lato del cuneo, ovvero la parte sud-orientale, presentava, oltre le mura greche, un territorio ricco di acquitrini, ossia la palude La Vela, la palude Erbara, la Salina Piccola e la Salina Grande. Quest'ultima, prima di essere bonificata in età napoleonica, si trasformava in inverno in un lago che permetteva alla popolazione della litoranea di raggiungere in barca il Mar Piccolo.
 Taranto era un vero e proprio fortino. Un fortino che ha resistito anche a quel processo di colonizzazione delle realtà criminali territoriali da parte delle tre mafie nazionali, a differenza di altre aree pugliesi, resesi poi indipendenti solo successivamente.
 Nonostante a Taranto fosse presente il più grande impianto siderurgico d'Europa,  il IV Centro Siderurgico Italsider (ora Ilva), la città conservò una criminalità tradizionale fino alla seconda metà degli anni '80. Gli introiti erano dati principalmente dal contrabbando di sigarette, dal pizzo, la così detta "protezione" imposta a itticoltori e mitilicoltori, dall'usura e dalle bische clandestine.
 Risultava assente una famiglia riconosciuta in base alle regole dell'onorata società, erano presenti invece piccoli gruppi e famiglie dedite a una specifica attività criminale. In questa forma di illegalità "rurale" muovevano i loro passi i quattro fratelli Modeo, ossia Antonio e i suoi fratellastri Gianfranco, Riccardo e Claudio Modeo. Su di loro dominava la figura di Cosima Ceci, madre di tutti e quattro i fratelli ma più legata agli ultimi tre, avuti con un padre diverso da quello con cui concepì Antonio, ma che venne comunque riconosciuto da questi.


I fratelli Gianfranco, Claudio e Riccardo Modeo.


 Abbiamo parlato di "protezione" imposta, a carico dei mitilicoltori, come forma di racket mimetizzato. Proprio il monopolio di tale "attività", saldamente in mano ai Modeo, porrà indirettamente le fondamenta dell'elevazione a "mafia tarantina" dell'organizzazione guidata dai figli di Cosima Ceci. Matteo Marrotta decise di contrastare la "protezione" dei Modeo fondando una cooperativa finalizzata alla vigilanza sulle coltivazioni dei mitili. La sua idea di opporsi alla criminalità attraverso una concorrenza legale sarà la causa della sua morte, avvenuta il 7 luglio 1985 nel quartiere periferico della Salinella. Gli autori dell'omicidio, Gianfranco e Riccardo Modeo, erano alla guida di una moto a volto scoperto, un messaggio plateale che si rivolterà contro di loro. Le dichiarazioni del cugino della vittima, presente durante l'omicidio, porteranno all'arresto dei due fratelli il 30 luglio 1985. Matteo La Gioia, questo il nome del testimone, verrà ucciso alcuni anni dopo.
 Reclusi nel carcere di Taranto, i due fratelli presero una decisione importantissima per la malavita locale, ma soprattutto per l'intera città di Taranto e per i suoi abitanti, la fondazione della "Famiglia Modeo", costituita e riconosciuta secondo le regola dell'onorata società. Gianfranco venne eletto "Capo Famiglia", Riccardo venne eletto "Capo Bastone" e Claudio "Capo Famiglia della Minore". Si ebbe quindi il passaggio da una delinquenza individuale a una criminalità organizzata.
 Come abbiamo visto nell'articolo dedicato al contrabbando di sigarette, risulta fondamentale che un'organizzazione criminale estenda il suo dominio su tutti le attività illegali presenti nel territorio di sua competenza. Questo non solo per aumentare le possibili entrate, ma anche per evitare di arricchire e rendere più forti amici che in futuro potrebbero diventare nemici della stessa organizzazione che ne ha permesso la crescita. Nella città di Taranto lo spaccio di droga era sempre stato un tabù, i tossici infatti erano costretti a recarsi a Bari o in provincia di Brindisi. Claudio Modeo, dopo la sua scarcerazione dal penitenziario di Nuoro, avvenuta il 19 dicembre del 1986, decise di far estendere le attività della famiglia anche nel traffico di stupefacenti e di aprire il mercato della droga nella città di Taranto.


Antonio Modeo, detto il "Messicano"


 Il coinvolgimento dei tre fratelli nel lo spaccio di droga aumentò i dissidi con il fratellastro Antonio. Antonio, detto il Messicano per aver fatto la comparsa in uno spaghetti western, era stato da giovane legato ai movimenti della sinistra extraparlamentare e aveva una visione "romantica" della criminalità, non accettava quindi di immischiarsi in attività che avrebbero ancor più sfruttato il proletariato. Questa visione rivoluzionaria della criminalità non gli impedirà comunque di essere uno dei criminali che più seppero sfruttare le possibilità di mimetismo imprenditoriale derivanti dalla presenza dell'Italsider.
  Il coinvolgimento del clan Modeo nello spaccio di droga, che avrebbe contribuito al finanziamento dell'organizzazione, portò contemporaneamente all'isolamento di Claudio. Appena usciti di prigione per decorrenza dei termini della carcerazione preventiva, avvenuta il 24 marzo 1989, Gianfranco e Riccardo scoprono che il fratello Claudio  si era impossessato di parte dei soldi dell'organizzazione, la gestione del narcotraffico fu posta sotto il controllo di Pulito Marino.
 Pulito Marino era un criminale di Pulsano (TA), dove gestiva una macelleria, che avrebbe scalato velocemente le gerarchie del clan Modeo. Il potere acquisito dal Pulito avrebbe ben presto indotto degli screzi all'interno dell'organizzazione criminale, soprattutto da parte del Gruppo di Taranto Vecchia, che non poteva accettare la sua esclusione dalla leadership in favore di un paesano.
 Altre incomprensioni sfoceranno in una gravissima scissione. Così come Claudio estese la sua influenza sul traffico di droga, così Salvatore De Vitis e Orlando D'Oronzo, sfruttando la permanenza in carcere dei fratelli Modeo, accrebbero il loro potere nel settore delle estorsioni. L'atto di ristabilire le gerarchie, attraverso una riduzione della tangente a carico di un imprenditore, da parte di Riccardo Modeo, causò l'uscita di De Vitis e D'oronzo dal clan di Gianfranco e Riccardo. I due decisero quindi di legare i loro nomi a quelli di Antonio il Messicano. Era la primavera del 1989, la fine della quiete e l'inizio della tempesta.




 Primo a cadere sotto i colpi derivanti dalla scissione primaverile è Costantino Turco, uomo del clan Modeo. Viene sospettato dell'omicidio Salvatore De Vitis. Il clan, attraverso Giovanni Orlando, ordina a Gregorio Cicala di uccidere il De Vitis. Il cicala finge di accettare l'incarico, ma torna sui suoi passi e fredda il committente, schierandosi quindi con il De Vitis, suo padrino di cresima. Il cicala sarà uno dei più importanti killer del gruppo De Vitis-Messicano
 Il clan Modeo risponde uccidendo Paolo De Vitis, padre di Salvatore e persona completamente estranea al mondo criminale tarantino. Le conseguenze di questo gesto privo di qualsiasi onore malavitoso non si fecero attendere. Lo stesso 20 agosto, Cosima Ceci, madre dei Modeo,  viene colpita con sei proiettili calibro 7.65. Muore dopo otto giorni dall'attentato eseguito da Cicala e Nicola De Vitis.
 L'omicidio della Ceci manifesta la rottura netta tra il Messicano e la sua famiglia, nucleo dominato e soggiogato dalla stessa Ceci. Un olocausto quindi fondamentale per l'inizio di quella guerra fratricida.




 Dopo la morte della Ceci, i fratelli Modeo decisero di allearsi con Salvatore Annacondia, leader indiscusso della criminalita nord barese e che abbiamo conosciuto nell'articolo dedicato al contrabbando di sigarette. Dopo l'arresto dei Modeo,
conseguente a un periodo di latitanza che ha termine il 3 aprile 1990 presso il bunker Montescaglioso (Matera), Pulito e Annacondia prenderanno le redini della Famiglia,  che andrà a occupare tutti i passaggi della filiera della droga. Taranto verrà inondata da un mare di eroina.
 La presenza dell'Italsider, della sede del Comando in Capo dell'Alto Ionio e del Canale d'Otranto della Marina Militare, delle scuole di addestramento reclute della Marina e dell'Aeronautica assicuravano un esercito di potenziali consumatori, senza contare l'alienazione vissuta dai giovani tarantini costretti a vivere in una città ad elevato tasso di disoccupazione e con una urbanizzazione che pare quasi finalizzata ad aumentarne il disagio e l'isolamento. Non a caso saranno proprio i quartiere periferici, come i Tamburi e la Salinella, a essere, oltre che terreno di coltura per le giovani leve, importantissimi punti di smercio della droga.
 Il fine di tutto ciò era aumentare in tutti i modi le entrate del clan, sia per sostenere le ingenti spese legali per la liberazione dei due fratelli, compreso un tentativo con la P2 di Gelli, sia per acquistare un arsenale di armi idoneo a sostenere il conflitto con il gruppo De Vitis-Messicano. La Famiglia si alleò, al fine di aumentare l'occupazione del territori e la sua potenza di fuoco, con la famiglia degli Appeso, con il clan di Francesco Di Bari e quello di Francesco Scarci.


L'attentato dinamitardo del 28 ottobre 1989 a carico di Claudio Modeo, da cui uscì illeso.

 Ormai a Taranto è guerra aperta e la città si trasforma nella Chicago degli anni '30. Gli affiliati ai due clan si sparano per strada incuranti dei passanti ed emergono personalità che spiccano per la loro efferatezza e crudeltà.
 Altro importante elemento del gruppo di fuoco dei Modeo era Alessandro Bozza, killer ed eliminatore. Suo era il metodo di distruzione del cadavere ponendolo sopra una pira di pneumatici cosparsi di benzina.
 Durante questi anni di mattanza numerose risultano le vittime innocenti. Tra queste ricordiamo Sandra Stranieri, uccisa mentre passeggiava con un'amica nel borgo cittadino; Angelo Carbotti, ucciso presso la rampa del Pronto Soccorso dell'ospedale, colpevole di avervi accompagnato la sorella incidentata di Cataldo Ricciardi, con cui verrà scambiato il povero venticinquenne; Ileana Palombella, di soli quattordici mesi, uccisa in un agguato insieme al padre.


Angelo Carbotti, il ragazzo ucciso per errore il 22 aprile del 1990


L'uccisione di Antonio Mondeo, avvenuta il 16 agosto 1990 per mano di Salvatore Annacondia, ha un elevato valore simbolico. "Manomozza", questo il soprannome del boss tranese, aveva sempre profetizzato l'importanza che un'organizzazione criminale estendesse i suoi tentacoli su tutte le attività illecite del proprio territorio. L'uccisione di colui che si oppose allo spaccio di droga rappresenta la vittoria di questo principio.
 La morte del Messicano e di Salvatore De Vitis, avvenuta il 7 maggio 1991, non permetteranno comunque il mantenimento del dominio su Taranto del clan Modeo. In una guerra originata dall'uccisione di un padre innocente, ma anche da quella di una madre legata agli uomini di entrambi i clan, non possono esistere regole o limiti. Proprio la crudeltà, ma anche l'uso di quelle droghe che tanto il clan cercò di diffondere, è alla base della strage della barberia, massacro avvenuto la sera dell'uno ottobre 1991 e che chiuse, con le sue sei vittime innocenti, gli anni della guerra a Taranto e dei suoi 169 morti.
 Giovanni Caforio, Cosimo Bianchi e Gaetano Fanelli, membri fedeli ai Modeo, effettuaronono una spedizione punitiva, sotto l'effetto di sostanza stupefacenti, ai danni di Antonio Martera e di Cosimo Cianciaruso, elementi di spicco del Gruppo di Taranto Vecchia, sempre più indipendente dalla Famiglia Modeo. Le due vittime designate frequentavano solitamente la barberia di Via Garibaldi, presso il Borgo Antico. I tre killer, senza controllare la presenza delle vittime, fecero fuoco dall'esterno del locale. La strage fu il colpo di coda di un clan indebolito dagli arresti, unico uomo libero, se pur latitante, era Francesco Di Bari. Il pentitismo e la collaborazione con la giustizia posero la pietra tombale sul clan Modeo.


Salvatore Annacondia, detto "Manomozza".


 Il libro "Taranto, tra pistole e ciminiere. Storia di una saga criminale" ( 264 pagine, 2011, I Libri di Icaro) è stato scritto da Nicolangelo Ghizzardi. Ghizzardi , attualmente magistrato di Cassazione con funzione di Procuratore della Repubblica Aggiunto presso il Tribunale di Brindisi, è stato sostituto procuratore al Tribunale di Taranto, dove ha sostenuto l'accusa contro gli uomini coinvolti nell'ascesa e nella caduta del clan Modeo.  Il magistrato ha collaborato alla puntata di "Città Criminali" che LA7 ha dedicato alla città di Taranto, puntata che si è aggiudicata il primo premio della fiction edita nella sezione "miglior documentario" al Roma Fiction Festival. Da questo documentario sono state tratte le foto dell'articolo.
 Il suo libro risulta fondamentale per comprendere l'evoluzione del gruppo Modeo a Famiglia criminale e di come quelle risorse atte alla crescita socio-economica di un territorio, in questo caso l'Italsider, diventino foraggio della criminalità più che della popolazione di quello stesso territorio.
 Ci piacerebbe dire che oggi a Taranto non si spara più, non possiamo farlo, ma possiamo dire che di certo a Taranto si spara di meno rispetto a quegli anni. Spesso nelle notizie di cronaca rispuntano i nomi della vecchia faida, ma ormai la mafia è quella dei colletti bianchi, come ha dimostrato il dissesto finanziario della città di Taranto e la corruzione che per anni è ruotata intorno all'Ilva e a molte personalità politiche del capoluogo ionico. Questa contaminazione della politica e dell'imprenditoria rischia inoltre di incentivare la disillusione ormai diffusa nella Città dei Due Mari, andando quindi a creare un alibi nell'aderenza a uno stile di vita malavitoso come unico mezzo di reazione ad un potere ipocrita ed egoista. Ciò costituirebbe la morte di quella così detta "Primavera di Taranto" che ha visto la città intera divenire parte attiva nella rivendicazione del suo diritto alla salute, indipendentemente dalla risoluzione governativa inerente il futuro del mostro che sorge alle porte del quartiere Tamburi e che continua inesorabilmente a uccidere.