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martedì 15 marzo 2016

La Pupa e... l'Altro: Tre storie exploitation per Mister No!



http://www.thefigurecollector.com/originalartwork-misterno.htm
thefigurecollector.com



 Mister No compare in tutti i miei blog. Su Kentucky Mon Amour con le sue storie western, mentre su Marchette Alcoliche sia con le sue perle alcoliche, ossia aforismi alcolici, sia con le sue nuvolette inebrianti, storie in cui viene indicata espressamente la marca di un alcolico. In questo blog lo abbiamo incontrato nel post "Mister No, Dylan Dog, Dampyr e i Mengele loro beatilotofagi mengele loro", dedicato allo scontro tra i tre eroi bonelliani e tre medici nazisti. Oggi vediamo Mister No ospite della rubrica "La Pupa e... l'Altro", luogo dedicato alle recensioni erotomane e paroliberiste di film exploitation, gialli-erotici, horror-erotici o semplicemente sozzi.
 Assisteremo a tre storie del nostro pilota preferito, un western in cui i bandidos non sfigurerebbero in uno spaghetti western particolarmente estremo, un poliziottesco caraibico e un Woman In Prison tropical. Buona lettura!



lunedì 15 febbraio 2016

La Pupa e ... l'Altro: Zoë Bell in "Raze", il cubo gladiatorio di Josh C. Waller






  Una luce scarlatta accarezza il risveglio narcotizzato di  Jamie  (Rachel Nichols) tra mura asettiche e telecamere a circuito chiuso. Un risveglio diverso da quello che ci si sarebbe aspettati dopo una serata romantica...
 Jamie non è la sola ad essersi svegliata in quel luogo, con degli abiti non suoi che sembrano usciti dalla lavanderia di un carcere acromatico. Improvvisamente incontra Sabrina (Zoë Bell), con cui, dopo un titubante approccio, comincia ad esplorare quel folle labirinto.
 Proprio durante questo giro turistico, l'edificio prende vita. Una lastra scorre veloce, ghigliottina della speranza, chiudendo qualsiasi via di fuga.
 Lo spazio esiguo cinge le due donne, mentre gli occhi di Sabrina mutano. Quasi si inebriano, connessi a delle nari che percepiscono i feromoni della paura di Jamie. Come un animale selvatico che arcua la schiena prima del salto famelico. Una serie di colpi investe Jamie. Pugni. Calci. Urla. Sudore. Forza. Tutto ciò si abbatte su quel corpo allenato in palestra ma non pronto a quell'evento.
 Ben presto Jamie si desta. La teoria diviene la pratica della strada e le sue lezioni di kickboxing si fanno strada in quell'oscurità della pietà in cui è stata scaricata come un pezzo di carne da guardare decomporsi in una lotta continua.
 Il sangue comincia a variegare le candide carni.




 Perché tutta questa violenza ingiustificata e sterile tra donne, caratterizzate generalmente da una complicità che travalica i conflitti intrasessuali e da un atteggiamento fertilmente predisposto alla pacificazione antitetica la violenza e la guerra, tendenze queste per antonomasia antiginoidi...? Semplice, le Santissime Pulzelle vengono rapite e condotte in quel luogo alienante per essere istruite su un principio fondamentale, uccidi per evitare che venga ucciso un tuo caro. Gladiatrici quindi costrette a combattere tra loro. Il Colosseo risulta comunque al passo coi tempi, in quanto sono presenti telecamere a circuito chiuso, ma anche incontri "aziendali" per dare risposte a quesiti fondamentali e alleviare da preoccupazioni.



lunedì 14 dicembre 2015

La Pupa e... l'Altro: Daniela Giordano in "La casa della paura" (1974) di William Rose






    Margaret Bradley (Daniela Giordano), appena uscita dal carcere, si reca dalla signora Grant, che le ha messo a disposizione una stanza nella sua pensione, grazie all'intercessione di Alicia Songbird (Rosalba Neri), l'assistente sociale che segue il caso di Margaret.              
 Nella stanza è presente una strana macchia rossa, quasi celata da un tappeto e quasi wildiana. Margaret riesce facilmente a cancellarla. Come se non bastasse, dopo essersi stesa sul letto, alcuni rumori e delle ombre inquietanti la costringono ad uscire dalla stanza. Convinta che siano solo i suoi nervi, Margaret prende un tè con la signora Grant, che la convince a prendere dei tranquillanti. Questa volta il suo sonno diviene ancora più agitato, ai rumori si uniscono infatti le allucinazioni.
 Nel frattempo, in un casolare di campagna si svolge una strana riunione. Mr. Dreese (Raf Vallone), importante esponente di un gruppo esoterico, decide di purificare i peccati del signor Johnson (Frank Latimore), un giornalista che aveva tentato di carpire alcune informazioni, attraverso l'intervento di uno strano personaggio di rosso mascherato.




 Al risveglio di quella strana nottata, Margaret decide di fare un giro nel parco insieme a Frank (Angelo Infanti), il figlio della signora Grant. Il fine è soprattutto quello di allontanarsi da quella stanza, dove la macchia rossastra riemerge sempre dal pavimento, come una palude ematica. L'essere trattata come una ex galeotta non giova al suo desiderio di pace.
 L'incontro con Jack Whitman (John Scanlon), che le confida i suoi sospetti sul suicidio di sua sorella, ospite della signora Grant, confermano le sue sensazioni riguardo quella strana dimora. Felice di poter condividere i suoi sospetti, Margaret decide di indagare sulle stranezze di quella casa, mentre Jack cerca di ricavare nuove informazioni da Charlie (Brad Harris), l'ex fidanzato della sorella e ora sposato con Claire (Dada Galotti).




lunedì 23 novembre 2015

La Pupa e... l'Altro: Rita Calderoni in "Nuda per Satana" di Paolo Solvay.







     Il dottor William Benson (Stelio Candelli) percorre in auto le nebbiose e oscure strade della provincia inglese, quando improvvisamente vede una donna irta sulla strada. Dopo una brusca sterzata, egli scopre che il luogo è completamente deserto. Mentre sta per tornare alla sua automobile, un altro autista, Susan (Rita Calderoni), esce di strada con la sua vettura. William soccorre la donna priva di sensi, ponendola al sicuro nella sua auto. Il dottore cerca aiuto presso un castello che sorge nei paraggi.
 Tra polvere anallergica, maggiordomi sgozzati e capezzoli oculari, il dottore resta ammaliato da un quadro in cui è ritratta una donna fosforescente. Improvvisamente l'arredo della casa muta, risultando splendido splendente. Tra i ricchi addobbi appare Evelyn, sosia di Susan, e scambiata per questa dal dottore. Ella bacia passionalmente il sempre più confuso William, chiamandolo Peter e sostenendo di aspettarlo da molto tempo.
 Il dottore riflette su una spiegazione razionale di tali strani eventi, mentre continua a baciarla. Interrotta l'apnea, William cerca di interrogare la donna che risponde parlando marzullescamente di tempo, silenzio, morte e parentesi...
 All'alba, Susan si desta e si reca al castello, cercando William. Ella incontra un uomo, incrocio tra il mago Silvan e il Johnny Dorelli di "Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio", che la invita a entrare nel vetusto edificio. Il padrone di casa (James Harris) è dotato di uno sguardo che ha superato la frode pubblicitaria degli occhiali raggi X, esso è infatti in grado di spogliare completamente e realmente la donna guardata.




 Dopo questo intermezzo carneo, in cui Susan risulta ora vestita ora nuda, è naturale bere un drink come se nulla fosse, per poi  fare un bagno, riccamente esposto di genuflessioni oviniche, ed essere aiutati nella toelettatura creola...




 In quel mentre, William continua a sottostare alle fregole di  Evelyn, credendo che lo psicodramma possa aiutarla a riacquistare la memoria, persa a causa del trauma indotto dall'incidente. Ogni tentativo di comunicare naufraga a causa di una selezione percettiva particolarmente ormonale da parte della donna.
 William scopre casualmente che il fuoco è in grado di far fuggire a gambe levate la ninfomane d'epoca.




 Il sonno di Susan, agitata per un incontro roccambolesco con Peter, il sosia di William, viene allietato da immagini spirali con la serva mulatta. Anche quel sapore etnico presenta un retrogusto amaro... Destatasi, ella si aggira per i corridoi di un castello ove strani riti si compiono.




 Horror erotico visionario questo "Nuda per Satana" di Paolo Solvay, che sembra un'estremizzazione de "La casa stregata" di Corbucci, ma in realtà è precedente di ben otto anni. Interessante, in certi momenti, risulta la fotografia. Altre comunque sono le analisi della rubrica...
 La servetta variegata viene frustata per ben un minuto, con contorsionismo piacevole. Rita Calderoni riesce benissimo ad assumere il ruolo sia della meretrice sia della vittima. Paolo Solvay ne esalta soprattutto il lato edipico.
Numerose risultano le pose plastiche...




 La componente comica involontaria è esaltata da James Harris, con quel suo aspetto che ricorda, come già detto, il Dorelli del film di Sergio Martino. Momenti magici vengono regalati anche da Stelio Candelli, quando interpreta un ingrifato Peter, o da Renato Lupi nei panni di un maggiordomo demente e cane da guardia del diavolo.



domenica 1 novembre 2015

La Pupa e... l'Altro: Milf Royal Rumble con Patrizia Webley, Marina Hedman e Mariangela Giordano, ovvero dalla "Malabimba" a "La bimba di Satana" di Andrea Bianchi/Andrew White/Alan W. Cools.





"La Pupa e... l'Altro", rubrica frutto di supercazzola ed erotomania, analizza due opere del regista Andrea Bianchi alias Andrew White alias Alan W. Cools, ossia  "Malabimba" e "La bimba di Satana".


     La medium si contorce come una fiera ebbra di sangue. Sente una presenza. Le sue nari vibrano mentre i suoi occhi si espandono come per fagocitare ogni cosa.
<<Una donna!>> 
Cerca di resistere. I quadri cadono e le porte cigolano.
<<Non ti voglio!Vattene, mi fai paura!>>
 Urla. Come se fosse al cospetto di Satana in persona. Ormai è troppo tardi. Lo spirito la possiede. Le sue pupille vagano tra quei parenti che hanno difeso il cerchio fino alla nausea.
<<Pervertiti, ipocriti, mignotte. State inzozzando il nostro nome.>>
Non solo la medium, ma tutta la casa è ormai in suo potere. Ogni cosa vibra, si contorce, vola. I vestiti si strappano. La sua gola geme, ma ora di piacere.
 Un piano che suona. Lo spirito è libero. Vaga per la casa. Sale le scale. Le tende sipariano il suo cammino. La porta si spalanca nella stanza di Suor Sofia (Mariangela Giordano). Lei è terrorizzata. La gola. Le manca il fiato. Torna a respirare. Ora geme, travolta dal piacere. Improvvisamente si desta dal travaglio dei sensi. Scaccia quello spirito.
  Nuovamente libero, ripercorre i corridoi. Ora giunge da lei. Bimba (Katell Laennec) è terrorizzata. Cerca di nascondersi, ma non può nulla...




 Il giorno successivo trascorre tranquillo. Nessuno sospetta nulla di quanto avvenuto la notte scorsa. Suor Sofia continua ad assistente Adolfo, fratello paralitico di Andrea Caroli, tenutario del castello e padre di Bimba. Lei, così come la ragazzina, non fa menzione della drammatica esperienza. La seduta spiritica era stata voluta da Andrea, nella speranza di contattare Daniela, la moglie ormai deceduta. In realtà è stato evocato lo spirito di Lucrezia, una lontana antenata infuriata con i suoi discendenti ipocriti.
 Il casato è ormai in decadenza. La moglie di Adolfo, Nais (Patrizia Webley), è l'intestataria del patrimonio del marito. Proprio per questo Andrea viene assillato dalla madre per sposarla una volta che diventi vedova. In questo modo il denaro resterebbe in famiglia, permettendo di liberarsi da quelle ipoteche che gravano sul castello.
 Durante la cena la situazione muta. Bimba, raggiante nella sua bellezza, comincia a sproloquiare a tavola e a palpare le protuberanze domestiche... Rifugiatasi in camera sua, viene raggiunta prima da Suor Sofia, che fugge dopo essere stata esplorata e sputata, poi dal padre, con cui si scusa in lacrime.




giovedì 20 agosto 2015

La Pupa e... l'Altro: Marina Hedman in "Libidine" di Raniero Di Giovanbattista (alias Jonas Reiner)





     Il dottor Giulio Vaser (Luigi Casellato) riceve un pacco importantissimo per i suoi studi. La moglie Carla (Marina Hedman) si desta dal suo sogno alcolico, intorpidendo anche la nostra razionalità con la sua bellezza scomposta. Incuriosita dal pacco lo apre, rivelando la presenza di un serpente.
 Il professore, destato dalle urla della moglie, inveisce contro di lei, ordinando al factotum della dimora, Fred (Franco Parisi), di portare l'animale nel suo studio. Questi, terminato il trasporto del rettile, si dedica al soddisfacimento delle voglie di Mrs Vaser... I madrigali innescano l'interesse di Mary, interpretata dal nostro confettino smussato Ajita Wilson, di cui abbiamo già parlato qui. Il triangolo voyeurico è una delle caratteristiche di molti film "impegnati" e rappresenta, come noto, la Divinità che tutto vede e giudica. Quindi anche a voi che guardate le porcate!!!
 Terminate le contorsioni, Carla confessa a Fred i suoi sospetti riguardo al marito. Lei crede che lui voglia ucciderla proprio con quel serpente, conoscendo inoltre la sua fobia per questo animale. Fobia indotta dalla morte della madre a  causa proprio di un serpente. Il dialogo si interrompe con la scoperta, da parte di Fred, della guardona Mary che lo manda a quel paese dopo esser stata chiamata <<sporca negra>>.



Orgoglio black Vs Orgoglio troglodit

  Il professore e Tom (Mauro Vestri), il suo assistente, cominciano a studiare l'animale. Scopriamo che l'intento del prof. Vaser è quello di trasferire nell'uomo il metabolismo del serpente. Egli vuole creare l'Uomo Serpente, uomo nel cervello e serpente nelle viscere e nel sangue. Il fine è quello di combattere la fame nel mondo. Quel serpente, infatti, dopo aver consumato una preda di peso equivalente al 20% del suo peso, avrà bisogno di un nuovo pasto dopo 20-25 giorni.
 Proprio in questo giorno di iperlavoro per il dottore, egli viene raggiunto alla villa dalla figlia Anna (Cinzia De Carolis),  che ci mostra immediatamente la sua bellezza acerba in composizione con il quadro della madre estinta. Al fine di crearte una profonda metafora con il concetto di ponte temporale tra passato e futuro, Anna viene visitata dalla sua matrigna. Per metterla a sua agio si spoglia anche lei, cercando di farle recuperare il tempo perso al collegio, ma con scarsi risultati.

Come ci insegna la pediatria moderna non è mai troppo tardi per il legame al seno!


Fred, nel frattempo, vince il suo odio <<per le negre che puzzano>> e punisce Mary per la sua arroganza. La melanconica Anna fa ben presto conoscenza con il serpente, mentre Carla e Mary consolano tra donne il dolore per l'egoismo maschile con effetto eco. Il riverbero attira gli sguardi di Ann...
 Fred, diventato ormai il vigilantes di questa casa-laboratorio-bordello, cerca di "educare" Anna prima che si fissi sessualmente verso il voyeurismo. Il servo ormai divenuto padrone non riesce però nell'intento. Anna, vergine per scelta, è ormai conscia di trovarsi in un luogo dove le persone o stanno chiuse in laboratorio o sono impegnate ad accoppiarsi volenti o nolenti, comincia quindi a passare molto tempo con il serpentello recluso nella teca. Il desiderio di liberare il serpente dalla sua clausura ben simboleggia l'aspirazione di emancipazione sessuale della ragazza. Fred, laureato in psicologia della traumatizzazione come terapia per la liberazione sessuale, ben interpreta questa sciarada psichica.




 Proprio nel corso della sua seduta di terapia intensiva, il serpente si libera mordendolo. Il cadavere viene occultato da Tom. Le ragazze, a cui è stata comunicata la partenza di Fred, si consolano con un improvvisazione latinoamericana...




...grazie a un guiro palindromo, perché dove c'è Ajita Wilson c'è palindromicità! Viene poi creato un quadro di ringo mallarmeliano. Dove ringo è inteso in senso dolciario e non western.
 Anna instaura ben presto un rapporto simbiotico con il serpente. Lui uccide tutti coloro che tentano di violentarla, lei gli fornisce un nascondiglio sicuro...




 Cinzia De Carolis espone la sua acerbosità, sia fisica sia recitativa, grazie a un ruolo che ha come punti di riferimento la Lucia manzoniana e la Justine sadiana. Solo un anno dopo la De Carolis parteciperà a un capolavoro come "Apocalypse Domani", diretto da quel genio nostrano di Antonio Margheriti (qui le recensioni dei suoi film western). Nel 1972 ha interpretato la piccola  wurdalak del film "La notte dei diavoli" di Giorgio Ferroni. Il rapporto intimo, in realtà pochi secondi di aspirazione simulata, è il contentino per quella schiera di spettatori la cui ibridazione erotica animale-uomo ha indotto la visione del film. Il finale vira dall'erotico  comico verso un erotismo visionario che cerca malamente di imitare Lorna The Exorcist di Jesus Franco, in "Libidine" la sperimentazione animale è il nuovo Satana con il quale instaurare un patto autolesivo.
 Ben più interessanti le interpretazioni di Marina Hedman e di Ajita Wilson, nonostante le quali il film presenta un elevato potere soporifero. La Hedman, nome d'arte della modella e attrice Marina Lotar, ha interpretato due film per il grande Joe D'Amato, "Emanuelle in America" e "Immagini di un convento". L'attrice, svedese ma naturalizzata italiana, è stata una delle prime pornostar italiane. Famoso risulta il film "Marina e la sua bestia", dove l'attrice stalla un cavallo, si dice in forma simulata.
 Vero motivo per vedere questo horror-erotico (?) è la presenza di Mauro Vestri. Come chi è Mauro Vestri? Eccovelo in questo film indimenticabile!


Il ragionier Bacarozzi profetizza sulla pellicola che Vestri interpreterà tre anni dopo.


 Egli interpreta il professor Guidobaldo Maria Riccardelli, il tritatore di gonadi con pellicola affetta da mutismo, nel film "Il secondo tragico Fantozzi". Come abbiamo già detto, Vestri in "Libidine" interpreta Tom, l'assistente di laboratorio del dottor Giulio Vaser. Nel momento in cui scopre la fuga del serpentello per mano di Anna, il nostro eroe partorisce una serie di improperi contro l'exmoglie, contro Anna e contro tutte le donne di questo mondo che pare un freestyle degno dei migliori rapper. Ma anche lui verrà punito dal nostro squamoso gelosone per il tentativo di obliterare la vergine Anna.




mercoledì 12 agosto 2015

La Pupa e... l'Altro: Elisabeth Felchner in "Fraulein in Uniforme" (Eine Armee Gretchen) di Erwin Dietrich






     In un istituto tedesco vengono effettuate le selezioni per le ragazze che desiderano diventare Fraulein in Uniforme, opponendosi attivamente alle nazioni penoplutocratiche...
 Come tutte le istituzioni che si rispettino, siano i college americani o la sede delle volontarie della Grande Germania, le ragazze girano nude, sventolando in questo caso il certificato di idoneità.
 Duecento valchirie vengono visitate e selezionate in un unico giorno dal Dr. Felix Kuhn (Carl Möhner), maggiore medico non proprio simpatizzante nazista. Al termine di questa impresa titanica, Kuhnviene viene intercettato da Elisabeth (Elisabeth Fricker), figlia del Dr. Goldschmidt finito in un campo di concentramento poiché ebreo, la quale cerca di essere arruolata nonostante la sua impurezza. Il Dr. Kuhn decide di non appoggiare il delirio autodistruttivo della ragazza.
 Elisabeth decide di sopperire alle sue carenze genetiche attraverso le grazie frutto del suo internazionalismo ematico. La dottoressa (Birgit Bergen) decide di superare certe restrizioni culturali e di conoscere meglio il tipo antropometricamente variegato.



 Ma il lungo occhio teutonico vede tutto, così come vede l'eccessivo numero di ragazze riformate dal Dr. Kuhn. I suoi servigi vengono quindi richiesti dalla patria in altra sede, insieme a quelli delle sue due figlie, Marga (Elisabeth Felchner) ed Eva (Karin Heske). Il rovente fronte russo attenderà la famiglia di sovversivi.
 Giunge finalmente il momento della partenza. Ulrike (Renate Kasché) e Marga si incontrano nel treno, possono finalmente discorrere con qualcuno dei loro drammi. Una ripudiata dalla famiglia per il suo attivismo e l'altra arruolata a forza per lo sciovinismo paterno.
 Ma se due valchirie frignano ce n'è una che ulula. I treni sono sempre caldi è umidi, di sangue o di umori...




 Giunte al fronte, le trenta reclute vengono rifocillate e docciate al fine di raffreddare le loro calure. Ma inutilmente. Ulrike e figlia sono circondate da militari che vivono la stagione dell'amore come se non vi fosse un domani...






 Ma la migliore delle qualità dell'uomo è la capacità di adattamento...




Fraulein in Uniforme è un'opera di eros agrario. L'humus viene spalmato come se fosse l'unguento divino contro le malattie veneree. Le divaricate campestri si alternano alle inclinate acquatiche e al triangolo arboreo. La flora spontanea stimola più di un piercing linguale



 Misto di film di guerra anni '50-'60 e le commedie italiane degli anni '70, Fraulein in Uniforme è un nazierotico che non ha una goccia di exploitation neanche a stringerlo in una catena di montaggio formata da tutte le chiappe e le zinne teutoniche che si mostrano ai nostri occhi.  Se proprio vogliamo guardare bene troviamo n'anticchia di melodramma strappalacrime. Unici elementi interessanti sono  Birgit Bergen e Elisabeth Felchner, quest'ultima non "esposta" adeguatamente.


giovedì 6 agosto 2015

La Pupa e... l'Altro: Karine Gambier in "Sexy Sisters" (Die Teuflischen Schwestern, Frenesie erotiche di una ninfomane, Satanic Sisters) di Jesus Franco





     Al suono di musica indiana, due ragazze nude ma mascherate palmano la superficie dei loro tonici corpi. Un pubblico internazionalista osserva il dermico contrasto sinuoso. Proprio tra quel pubblico compare la contessa Edna Luise Von Stein (Pamela Stanford). La nobildonna è in cerca di masculi. Dopo uno scomodo approccio automobilistico, la contessa convince il rimorchiato, Joe (Kurt Meinicke), a seguirla nella sua dimora a Bahìa Baja.
 Giunti nel teatro lussurioso, vengono accolti da Sarah (Esther Moser), la governante, che li sollazza con un po' di champagne. I due, svuotate le coppe, si accingono a riprender interrotto discorso, ma non prima che Sarah, sempre sull'attenti, abbia spogliato la badrona. Tolti tutti i cenci, tranne le calze al fine di conservare il pudor della signor, Sarah passa a spogliar l'ospite, che pare non poco imbarazzato ma subito ambientato. Ha inizio una precognitiva lambada interrotta da Edna, che con una scusa si reca in una stanza ingabbiata dove si contorce, legata sul letto, sua sorella Milly (Karine Gambier). Un solfeccio di membra e di chiaroscuri muscolari, come la direzione orgasmica di un'orchestra dionisiaca.
 La povera fanciulla infoiata chiede alla protettiva sorella se le ha portato un uomo. Un uomo per lenire la sua voragiante pena. Liberatala dalla contenzione, Edna chiama il giovane per poi sparire dal futuro teatro della passione.




 Innanzi a questa nuova sorpresa, Joe non può che capitolare sull'altare di Milly, mentre Edna, sapiente statista, osserva l'opera del suo ingegno su sfondo di candelabro ammaliante.




 Ormai è giorno e la candida Milly necessita delle sue medicine, somministrate dall'infermiera Maria (Marianne Graf). La nostra valchiria viene visitata attentamente dal Dr. Charles Barnes (Jack Taylor), il quale pone molta attenzione alla retta temperatura corporea...




 Dopo questa visita scrupolosa, il medico le prescrive un'ora di bagno marino, terapia che verrà controllata da Maria.
 In realta il medico ha intenzione di somministrare alla nostra biondina qualcosa di ben più potente. Egli pensa che Milly soffra di allucinazioni come conseguenza dell'aggravarsi della sua schizofrenia paranoide. Maria dovrà quindi somministrare sei inniezioni al giorno sull'altare deretanum, oltre che farle assumere una medicina prima di dormire.




lunedì 27 luglio 2015

La Pupa e... l'Altro: Eva Grimaldi in "La monaca nel peccato" di Joe D'Amato




     Il film si apre con una barocca divaricata gemente. La pudica Susanna (Eva Grimaldi) è violata su tavolata dal padre infoiato. La madre, giunta in tale luogo e in tal momento, decide di chiuderla in convento.
 La vestizione liturgica risulta carnale nella sua epifania su compiaciuti sguardi superiori. Al termine di essa, Suor Susanna viene condotta nella sua cella, sotto lo sguardo ostile di Suor Teresa.
 La languida preghiera di Suor Susanna viene interrotta dall'arrivo della Madre Superiore che, denudatala, la mette a letto. Suor Teresa, nascosta fuori dalla cella, capisce che i suoi timori non erano l'infondato frutto dell'eccessiva gelosia per la Madre Superiore.
 Il giorno dopo Suor Susanna viene presentata a Don Morel, lo sguardo tra i due preannuncia liriche e salmi a doppia sponda, con e senza birilli.
 Tra le sorelle vi è un rapporto molto goliardico, da caserma oserei dire. Oggetto di derisione risulta Suor Agata, la cui debolezza è rappresentata da Lazzareno. Nel convento si muove infatti, torsolo denudato, un fusto orfanello muto addetto al secchio d'acqua.
 La passione è tale che la suora è afflitta da allucinazioni. Perfino la bronzea statua le appare con le fattezze dell'orfanello, il quale si presenta come mimo di corso. La trasformazione di Suor Angela in Pigmaliona non passa inosservata...





 L'arte clavicembala di Suor Susanna diviene l'attrazione per le sorelle del convento, soprattutto per la Madre che, mandate via le altre capinere, tenta di approfittare della fanciulla. Un attacco tisico scoperchia la pentola diabolica e la Madre deve ritirarsi nella sua stanza per poter riposare. L'assedio viene solo rimandato...
 L'assedio è come l'aggressività all'interno di una famiglia. L'assediato si trasforma in assediante del più debole, ovvero Don Morel.




 La malattia della Madre Superiore dona potere a Suor Teresa, Vice Superiora. Il servo, divenuto ormai padrone, non tarderà a manifestare il suo potere su Suor Susanna.
 "La monaca nel peccato" è un nunsploitation divaricatore, il ditilame avrà un ruolo catartico nell'opera, come nella vita delle monache. Anche l'abluzione avrà molto spazio, tipico elemento ossessivo-compulsivo. La flagellazione, come il ditisco appena accennato, sarà anch'essa ora egoistica ora solidale.
 Eva Grimaldi riempie lo schermo con quel fisico maestoso da lussazione omerale se tentata percossa di globulame. La sua emersione dalla vasca pare ascesa di centaura coscia cavallina.
  Joe D'Amato ricalca "Confessioni proibite di una monaca adolescente", rendendolo più cupo e trasformando la protagonista in una preda che tenta di evolversi a cacciatrice. Proprio la tendenza verso il dramma e il neorealismo porcelloso hanno creato una voragine che ha impedito l'utilizzo di un mattatore sullo stile di William Berger, il pretaccio utilizzato dal Maestro in "Confessioni proibite di una monaca adolescente".
 Guardandolo oggi, il film pare solo leggermente più estremo di alcune fiction nazionali dai nomi assurdi e dai personaggi interscambiabili. Anche la fotografia da novella popolare risulta molto simile.